Rispetto delle istituzioni e libertà di insegnamento


E’ di oggi la notizia che alcuni parlamentari si stanno occupando di proporre l’introduzione di sanzioni disciplinari per i docenti che criticano il Ministro.

Pronti gli irriducibili sindacalizzati a stracciarsi le vesti di fronte a una supposta violazione della Costituzione e dei diritti umani. Io forse sarei un po’ meno netto nel giudicare. Non tirerei in ballo il fatto che in qualunque azienda privata il dipendente sorpreso a criticare pubblicamente un superiore rischia qualcosa di più che una sanzione disciplinare: la scuola non è un’azienda privata e il Ministro non è un dirigente. Però, piaccia o no, il Ministro è una figura istituzionale, il rispetto non deve guadagnarselo e a poco vale osservare che la persona del ministro è la prima a non aver rispetto del ruolo che riveste se si rende ridicola.

La libertà di parola si ferma davanti alla calunnia e all’insulto. La libertà di insegnamento non copre qualunque opinione venga espressa in classe. L’estremismo di chi si difende così è semplicemente speculare rispetto a chi dice che qualunque opinione personale su temi politici espressa dal docente in classe è operazione di propaganda politica.

D’altra parte, occorre dirlo, tra gli obiettivi della scuola c’è anche lo sviluppo di una mentalità critica, di una lettura non pregiudiziale ma approfondita della realtà, l’acquisizione del senso della complessità, l’educazione ai valori del rispetto e della libertà. Sparare ad alzo zero su questo o quel politico, fosse anche il Ministro, non risponde a questi obiettivi didattici. Dimostrare di avere un’opinione, documentarla e istanziarla, accettare il fatto che possa non essere l’unica chiave di lettura e invitare gli studenti a fornirne altre, discutere appassionatamente ma distinguendo la persona dall’idea che propugna, ecco, questa credo invece sia scuola nel senso più alto.

Fingere che gli studenti siano alberi su cui esercitare una sorta di diritto territoriale, un’influenza dominante è l’illusione di chi fa davvero propaganda politica in classe tanto quanto di chi crede che qualunque opinione espressa da un docente “inculchi” qualcosa di buono o di terribile in quelle teste molli e malleabili.
Rendersi invece conto di avere di fronte delle persone capaci di pensiero, intelligenti se messe alla prova, che forse non sanno di doverlo fare ma che possono costruire un proprio orizzonte di valori e di convinzioni oltre che di conoscenze e competenze, questo è, secondo me, l’unico modo rispettoso per un docente di esporsi nelle proprie idee, anche quando esse sono critiche nei confronti del Ministro, senza tradire la Scuola e il suo compito.

E, credo, anche l’unico modo per acquistare la credibilità necessaria affinché le proprie posizioni possano essere almeno minimamente considerate.

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