Ignoranza per ignoranza (per pi greco)


I miei genitori mi hanno insegnato che ridere dell’ignoranza altrui è quanto di più odioso si possa fare, perché l’ignoranza non è una scelta. I miei insegnanti mi hanno convinto che l’ignoranza vada combattuta, perché l’ignoranza è la peggiore delle schiavitù.

Quando però è l’ignoranza elevata a sistema che rimane vittima di se stessa, una bella gongolata ci sta. Questo è successo e sta succedendo sulla rete per il caso del “tunnel della Gelmini” (vedi Bilancio di competenze).

Abbiamo riso, ci siamo divertiti. Temo però che la faccenda vada un po’ più in profondità delle immagini con gallerie stravaganti o cartine con perforazioni inverosimili a collegare la Svizzera francese con l’Abruzzo appenninico che impazzano ormai sulla rete.

Mi sembrano due gli aspetti indegni del comunicato, il primo, della Ministra. Indegni, non so trovare altro aggettivo, perché offendono la dignità e il decoro della figura istituzionale che le ha scritte o lasciate scrivere.

Il dogmatismo. L’esperimento svolto è importante, certo, ma, come dicono i ricercatori stessi che l’hanno realizzato, non dimostra nulla; viene offerto alla comunità scientifica perché altri scienziati possano analizzarlo, ripeterlo, valutarlo, tentare di spiegarlo. Le misure effettuate sembrano indicare che i neutrini si siano mossi con velocità superiore a quella della luce, ma anche e soprattutto queste misure devono essere controllate e verificate dalla comunità scientifica. Non è cosa da poco: si tratta dell’essenza stessa della ricerca scientifica, e il punto di approdo, anch’esso parziale, di una ricerca metodologica che ha coinvolto le migliori menti scientifiche degli ultimi quattro secoli, almeno. Il tono trionfale del comunicato, la certezza che si tratti di un “esperimento storico”, un “evento che cambierà il volto della fisica moderna”, una “vittoria epocale”, mostra la totale ignoranza di una sospensione di giudizio che non è cautela, ma necessità intrinseca al sapere scientifico, che non si costruisce arrivando primi, urlando più forte o mostrandosi più sicuri di quel che si afferma. Ciò che è indegno è che il Ministro della Ricerca cada in questo errore, e che il Ministro dell’Istruzione e dell’Università questo proponga alle giovani generazioni e all’opinione pubblica.

La vacuità. “Il superamento della velocità della luce è una vittoria epocale per la ricerca scientifica di tutto il mondo”. E perché? Perché lo scrivi tu? Cos’è, una gara tra i ricercatori a cercare la cosa più veloce, come facevamo da bambini, “e io di più”? Che senso ha questa corsa, qual è il significato di questa scoperta così rivoluzionaria? A scuola si cerca di insegnare agli studenti di motivare le proprie affermazioni, per non rimanere al livello di chiacchiere da bar ma mostrare e offrire conoscenza dell’argomento trattato. Ed ecco la nostra brava Ministra che ci stupisce con una “vittoria epocale”: ma perché? Può anche aver ragione, ma la ragione è piuttosto complessa e richiede di sviluppare un’argomentazione che metta insieme come minimo la teoria dell’elettromagnetismo di Maxwell e la relatività speciale di Einstein, conoscendone i caratteri assiomatici e quelli sperimentali. Altrimenti o siamo a livello di “Ravenna fu una città importante” e punto, una banalità insulsa, o pare che davvero gli scienziati non abbiano fatto altro, negli ultimi cent’anni, che tentare di superare questa maledetta velocità della luce: falso e tendenzioso. Indegno che un Ministro dell’Università si permetta di diramare comunicati vuoti di sostanza e pieni solo di propaganda.

E un’altra cosa indegna la trovo nel comunicato stampa di risposta alla “polemica ridicola”. Nel precedente si legge, testualmente: “Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l’esperimento, l’Italia ha contribuito” eccetera. Il tunnel è “tra il Cern ed i laboratori” esattamente come si direbbe che il traforo del Monte Bianco è tra Courmayeur e Chamonix. Visto che il traforo non collega esattamente il centro di Courmayeur con il centro di Chamonix, immaginiamo che potrebbe anche essere una piccola galleria dalle parti di Alessandria: tra il Cern e i laboratori. Però: “attraverso il quale” non può riferirsi ai laboratori del Gran Sasso (errata concordanza di numero), potrebbe riferirsi al Cern, ma si avrebbe un errore semantico perché l’esperimento non si è svolto interamente a Ginevra, e allora deve riferirsi al tunnel. Siccome i neutrini attraversano la crosta terrestre, le case, le opere eccetera, anche la piccola galleria dalle parti di Alessandria verrebbe attraversata, ma difficilmente la selezioneremmo per dire che l’esperimento si è svolto proprio attraverso di essa. Insomma, tutta questa esegesi per chiarire che l’espressione usata nel primo comunicato si spiega decentemente solo attraverso l’errata immaginazione di un tunnel di oltre 700 km usato come pista per i neutrini. Forse ci possono anche essere altre interpretazioni, ma questa è lampante, tanto che tutta Italia ne ride.
Ora non si venga a scrivere che “il tunnel di cui si parla nel comunicato di ieri, non è per nessuna ragione intendibile come un tunnel che collega materialmente Ginevra con il Gran Sasso”. E’ intendibile eccome, e la ragione è che o così l’ha inteso chi ha scritto il comunicato precedente o ha malissimo espresso il suo pensiero chi sapeva che tale tunnel non esisteva.
C’erano due possibilità: o ammettere l’errore sostanziale, o, forse il male minore, ammettere l’errore formale, di comunicazione: ci siamo spiegati da bestie, scusate. E invece no: anche di fronte all’evidente, si sceglie di insultare l’intelligenza del lettore distorcendo significati e forme. Credo che questo sia, ancora una volta, indegno per un Ministro dell’Istruzione, che dovrebbe perseguire l’obiettivo di un uso corretto del linguaggio, non della sua perdita di valore comunicativo, per un Ministro dell’Università, che dovrebbe rispettare e tutelare il linguaggio come oggetto di studio e di ricerca, oltre che di comunicazione dei saperi, per un Ministro della Ricerca, che ha l’obbligo di promuovere l’onestà intellettuale.

Ecco, a parte le risate, quanto in profondità mi pare che questo episodio vada. Ecco le responsabilità, specialmente nei confronti delle giovani generazioni, che si assume il Ministero quando si esprime in questo modo. Anche questo è un modo, forse inconsapevole ma efficace, di distruggere la cultura.

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