Riordino


Trascorro parte della vigilia del mio quarantesimo compleanno (trentesimo con esperienza decennale, prego!) riordinando il mio studio.

A metà tra speranza e timore, l’attesa è di veder spuntare chissà quale fotografia, foglietto, lettera, che inevitabilmente in una quasi-ricorrenza del genere causerebbe ritorni nostalgici e memorie sognanti a un evento più o meno casuale del passato.

Invece, complice il disperato bisogno che la stanza aveva di attenzioni, tutto procede senza fughe all’indietro, o almeno con retrospettive che si soffermano su dettagli non oggi negati dall’età che avanza, ma piuttosto resi più rari e meno necessari da una fase probabilmente transitoria.

Lavare astucci, temperare matite, riempire portamine, provare bic e abbinarle ai cappucci persi, nettare stilografiche, sostituirne le cartucce, disegnare pazienti arabeschi finché l’inchiostro non torna a scorrere, continuare a scrivere parole senza senso per il puro gusto di vederle elegantemente prendere forma sul foglio: in questa calda e piovosa domenica di novembre, rivivere i preparativi che lo scorso settembre non ha visto.

In fin dei conti, non mi pare un cattivo modo di celebrare un compleanno. Preparare gli attrezzi del mio mestiere, anche sapendo che non serviranno immediatamente, per un futuro comunque non remoto, nella rassicurante ripetitività di gesti già percorsi anno dopo anno.

E poi trovare nuovi posti per cose vecchie, rendere nuovamente mio uno spazio che le cose accumulate avevano iniziato a colonizzare, ritrovare un po’ di me stesso nei connotati di un luogo via via che questo si riprende il volto che gli avevo imposto, farmi spiegare da ciò che qui cambierei come il tempo mi abbia mutato e in che direzione. E buttare via chili di carte e pezzi di passato, tra cui tanti già altre volte passati al vaglio e finora risparmiati al cestino. Matura il distacco.

Direi che la cifra di questa giornata sta in un astuccio di tela lavato in un lavandino che si tinge d’acqua nerastra mentre cerco di eliminare l’inchiostro spanto, in una stilo di plastica incrostata di polvere di gesso su inchiostro indurito che riprende aspetto e funzionalità in una decina di minuti di cure affettuose, in una grande borsa di carta che si va riempiendo ed è ora pronta per il cassonetto blu.

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