Un’eccezione che vorrei regola


Dopo un tantino di silenzio, in cui in tanti si sono precipitati a schiamazzare, a ragione o a torto, per la svolta epocale, la fine del berlusconismo, il colpo di stato e compagnia bella, due parole su quel che è successo.

Abbiamo un nuovo governo. Di gente, tanto per cambiare, competente. Anzianotti anzichenò, con curricula paurosi, non espressione dei partiti o del Parlamento, non scelti in base alle quote rosa blu o verdi, ma, a quanto è dato di capire, per esperienze acquisite nei settori che competono ai diversi dicasteri.

Ma io lo vorrei sempre, un governo così. Non credo che il governo Monti sia una sconfitta della politica. Il fatto che sia stato formato nonostante la situazione politica ed economica, in tempi brevi e in questo modo e che abbia ottenuto una fiducia così ampia sia alla Camera che al Senato, è invece una vittoria della politica, a mio parere.

La sconfitta della politica è avere governi di incompetenti che trascinano il Paese sull’orlo della bancarotta, o governi un minimo competenti mandati a casa dai peggiori trasformisti cercapoltrone; la sconfitta della politica è avere un Parlamento di gente cooptata dalle segreterie dei partiti, di gente che non sa scrivere e pronunciare un discorso in italiano (ne ho sentito uno oggi, non so chi fosse: espressioni sbagliate, periodi ipotetici tutti a congiuntivi, senza un filo logico, un continuo ricorso a frasi fatte stantie…), di gente che, una volta seduta nell’emiciclo non sa cosa fare.

La sconfitta della politica, ancora di più, è non avere idee da contrapporre, non avere argomenti su cui discutere, dividere l’agone tra onesti e disonesti, tra intelligenti e coglioni, tra buoni e cattivi. Tanto che poi, quando arriva il saggio con tre idee, si piglia una fiducia con percentuali maoiste. La sconfitta della politica è stare a discutere su "patrimoniale sì, patrimoniale no" avendo come orizzonte i prossimi venti mesi, non impostare strategie energetiche, ambientali, di sviluppo, di ricerca, eccetera, perché bisogna tenersi le mani libere, coi sondaggi non si sa mai.

La sconfitta della politica è trasformare quello che dovrebbe essere una delle forme più elevate e nobili di servire la comunità nel modo per salvare faccia e soldi, nel passaporto per la ricchezza e l’alta società.

Ogni governo dovrebbe essere un governo tecnico, nel senso di tecnicamente preparato. Negli schieramenti parlamentari dovrebbero sedere personalità della società (a rappresentarla), non personaggi che fanno politica da sempre, che sempre la faranno, e pure male, o che si improvvisano politicanti così, dal nulla e da soli.

Ogni governo dovrebbe, come scrive Gramellini, essere fatto di persone un po’ "migliori" della media. Se ha ancora un significato essere di destra, centro, sinistra, verdi, liberali, socialdemocratici, eccetera, sarebbe bello trovare questi campioni nazionali nello schieramento elettorale che vince le elezioni parlamentari (ricordiamocelo, in Italia non si vota il governo, si vota il Parlamento, nonostante sulla scheda debba anche esserci il nome del candidato Presidente del Consiglio). Ma finché le divisioni sono tra incensurati e inquisiti, tra chi ha un solo incarico e chi ne cumula due o più, tra chi è cliente di A, chi di B e chi di nessuno, fino ad allora va bene così, coi professori e senza partiti. La sconfitta vera e definitiva sarebbe non lasciarli lavorare.

4 commenti

  1. Sicuramente, come sottolinei, la nota positiva è che è cambiato lo stile (sorvoliamo però su alcuni conflitti di interesse come quello di Passera…). Tuttavia, vorrei ricordare che il Parlamento è sempre quello di prima (anzi, per una buona percentuale direi che è lo stesso da 20 anni). È cambiata solo la testa, ma il corpo, malato quanto la testa, è rimasto. Come usciremo dalla crisi con le stesse persone che da 20 anni ci hanno infilato dentro? Seconda considerazione: Il Governo Monti è una sconfitta della democrazia perché è il risultato di un Parlamento democraticamente (seffàppeddì) eletto che ha gettato la spugna… (e di nuovo, ne vogliamo uscire con gli stessi?). Il Governo Monti è la risposta del lucidissimo Presidente Napolitano al mandato della BCE (ecco un’altra sconfitta della democrazia, che si fa dettare legge dai mercati).
    Infine, riprendo l’osservazione di Crozza: Italia e Grecia eleggono come Premier due uomini del mondo finanziario, che ha generato la crisi, per fare pagare agli Stati i debiti che si sono inventati…
    Ciao, salutami i piccoli!

    1. Il Parlamento non ha gettato la spugna: ha votato la fiducia, è quel che può fare e che deve fare. I partiti hanno gettato la spugna, forse. Forse si sono accorti che non hanno le risorse per governare la crisi. Forse non vogliono nemmeno, per paura di perdere voti alle prossime elezioni.
      La Costituzione prevede che sia comunque il Presidente della Repubblica, dopo le consultazioni, a dare un incarico sulla base della maggioranza che riscontra in Parlamento. Di diverso dal solito c’è il fatto che si sia trovata un’amplissima maggioranza su un nome che non era quello del candidato della coalizione che ha vinto le elezioni, ma un nome in qualche modo suggerito dallo stesso Presidente della Repubblica. Questo non è un fallimento della democrazia, ma il puntuale funzionamento di un meccanismo previsto dal nostro ordinamento.
      Ripeto, il fallimento della nostra classe politica è in ciò che ha condotto alle dimissioni di Mr B: qualcosa di extrapolitico che non è stato governato come doveva essere per vari motivi. Purtroppo il sistema capitalistico come funziona ora include la possibilità che i mercati neghino la fiducia ai titoli di stato eccetera eccetera. Questo lo si sapeva, non è stato previsto e rischiava di mandare a gambe all’aria l’economia del Paese e, verosimilmente, dell’Europa. Chi si chiude gli occhi e va a sbattere non può poi incolpare il medico che lo mette a riposo con la testa bendata. Dobbiamo a una classe politica insipiente e incompetente, corrotta e sibaritica, la situazione in cui ci troviamo. Il fallimento è il loro. Non della democrazia, grazie a Dio e a persone che sanno come farla funzionare: quella procede abbastanza sana, per ora.

      1. Pietro Ghillani · ·

        Sono (come sempre) d’accordo. Un unico appunto sull’ultimo passaggio della risposta: secondo me la democrazia italiana non è per niente sana. Quello che è successo è il fallimento dell’Italia come sistema. La cosa più preoccupante è che l’Italia è stata spesso un laboratorio in cui si sono sviluppate per la prima volta infezioni che si sono poi diffuse per l’Europa. Per questo, secondo me (ma anche secondo tanti altri), la necessità più impellente è una nuova legge elettorale che sia “educativa” alla democrazia e che tenda a diminuire la distanza tra cittadini e istituzioni.

      2. Sì, hai ragione, forse sono stato un po’ ottimista. Diciamo che non è certo un segno di salute della nostra democrazia il fatto che la rimozione del Corpo Estraneo nel nostro corpo democratico ha impiegato qualche anno di troppo (e il pus ancora non è stato smaltito) ed ha comportato un intervento chirurgico doloroso: il sistema immunitario non è stato sufficiente. La legge elettorale è uno strumento utile, non l’unico, per rafforzare il sistema immunitario tramite l’introduzione di forze fresche e non necessariamente allineate con i derrière che occupano i seggi parlamentari odierni. Grazie.

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