Grazie mamma, logicamente.


Un’amica segnala un articolo interessante malgré lui.

Nelle prime righe si legge: "Le tue esperienze interpersonali con tua madre durante i primi 12 a 18 mesi di vita, predicono il tuo comportamento nelle relazioni romantiche 20 anni dopo". A parte l’aria di traduzione da Google e una punteggiatura essenziale e curiosa, qui si dice: se ho avuto esperienze negative o positive con mia madre, è perché le avrò anche con la morosa a ventidue anni. Una sorta di influenza dal futuro, una predestinazione in salsa di gambero. Non credo sia questo il contenuto dello studio dell’università del Minnesota che qui si cerca di riportare. Lo spero, almeno.

Forse bisogna fare uno sforzo esegetico e sostituire "predicono" con "permettono di predire" oppure con "anticipano". In questo caso la versione diretta diventa: "se ho esperienze prevalentemente positive o negative con mia madre mentre sono in tenera età, allora avrò esperienze dello stesso segno con la morosa a vent’anni o poco più". Ricordiamoci di questa implicazione: antecedente è l’esperienza infantile, conseguente è l’esperienza adulta.

Vediamo il titolo dell’articolo: "Grazie, mamma, se le mie relazioni vanno male". Costruzione diretta: se le mie relazioni vanno male allora è colpa di mia madre (o, come si legge in seguito, della relazione più o meno conflittuale instaurata con mia madre quando ero molto piccolo). Un’implicazione, ancora, ma questa volta è ribaltata: l’antecedente è la relazione adulta, il conseguente è l’aver avuto esperienze negative da piccolo.

Semplifico? Semplifico. Esempio tipico di logica a scuola. "Se sei promosso ti regalo lo scooter". Cosa vuol dire? Se alla fine dell’anno l’esito sarà favorevole, ti consegnerò le chiavi di un veicolo a motore e due ruote. E se non sarai promosso? La frase non dice quel che farò. La frase dice solo quel che farò nel caso in cui tu sia promosso. Se non sarai promosso io potrei ugualmente regalarti uno scooter per somma generosità, o, verosimilmente, consegnarti appiedato a un ambulante del mercato perché ti schiavizzi per tutta l’estate in giro per la regione. Se avessi voluto eliminare l’ipotesi "generosità", avrei dovuto dire "avrai lo scooter se e solo se sarai promosso", oppure "se sei promosso ti regalo lo scooter, altrimenti no".

"Se ti regalo lo scooter allora sei stato promosso" vuol dire un’altra cosa. Vuol dire che se mi vedi alla porta con lo scooter e un fiocchetto sopra, puoi star certo che sei stato promosso. E se non mi vedi con lo scooter? Non lo dico. Potresti essere stato promosso, oppure no. Ma se non mi vedi con lo scooter devi andare tu stesso a controllare il tabellone dei voti, o chiedere a qualcun altro.

In poche parole, scambiare antecedente e conseguente in un’implicazione è un ottimo modo per confondere le idee dicendo due cose diverse che sembrano la stessa. E lo studio del Minnesota? Dice che ogni volta che un bambino ha dei problemi con sua madre, li avrà anche da grande, o dice che ogni volta che vedi un adulto con dei problemi relazionali puoi star sicuro che li ha avuti fin dall’inizio con mamma? Sono due cose diverse: nel primo caso si lascia libera la possibilità che vi siano degli adulti con problemi che però non li hanno avuti da bambino. Nel secondo, possono esistere dei bambini con problemi con la mamma che però non manifestano disagio da adulti.

L’unico modo in cui queste due implicazioni possono diventare equivalenti (e quindi giustificare la confusione dell’articolo) sarebbe se vi fosse un rapporto di equivalenza causale tra antecedente e conseguente. Ossia, se i problemi del bambino con la mamma sono sempre legati a successive manifestazioni di difficoltà relazionali da adulto. Allora si elimina la possibilità di avere adulti in difficoltà che non sono stati bambini in difficoltà e bambini con problemi che si rivelano adulti senza problemi.

Ma qui, dalla logica entriamo in campi più complicati (ebbene sì). Da fisico (e la fisica, come diceva un mio venerando insegnante, è la scienza che si occupa delle cose semplici) posso dire che prima di arrivare a una correlazione così esclusiva tra una causa e un effetto remoto, tanto chiara da poter dire che ogni volta che A succede B e ogni volta che B è perché prima è successo A spesso occorrono secoli di esperimenti, diversi vicoli ciechi, e quasi mai il fenomeno iniziale, quello che ha suscitato l’interrogativo, si rivela essere un buon esempio della relazione che alla fine si trova. Figuriamoci in una scienza della complessità quale è la psicologia. Mi riconosco un ignorante in materia, ma anche da ignorante sono consapevole che esistano diverse scuole psicologiche che si distinguono anche, nel campo dell’età evolutiva, per il diverso peso da assegnare alle esperienze prenatali, alla struttura neurologica, alle esperienze cognitive e affettive, ad aspetti genetici, a peculiarità individuali che rientrano nel regno del caso. Questo solo per sottolineare come affermare in questo campo un’equivalenza causale tra due fenomeni sia sicuramente discutibile e probabilmente impossibile.

Certamente non con una statistica di 75 casi. Con una statistica di 75 casi, il massimo che si può dire è che sembra esserci una relazione tra i problemi relazionali sentimentali di alcuni adulti del Minnesota nel 2011 e problemi relazionali degli stessi con le loro madri a basso reddito nel 1981. Chi sono? In ambito urbano o rurale? Le madri tutte vedove? Divorziate? Il padre dov’è? Le esperienze che questi ragazzi hanno fatto sono le stesse? Hanno vissuto le stesse situazioni di conflittualità? L’articolo tace questi dettagli, che pure sembrano piuttosto significativi.

Mi chiedo poi il perché del silenzio totale sul padre. Tutta colpa della madre se le cose vanno male. Questa irrilevanza della figura paterna, oltre a disturbarmi personalmente, non riesco a giustificarla, nemmeno nel Minnesota. Possibile che la relazione col padre sia neutra affettivamente quando quella con la madre è conflittuale o particolarmente appagante? Anche nel caso dell’assenza del padre, possibile che questa non conti nulla?

Il fatto che la relazione con la madre sia fondamentale nello sviluppo di un bambino è una ovvietà. Cercare di giustificare in modo scientifico una ovvietà, però, non ha nulla di ovvio, e il fatto che si tratti di una ovvietà non può giustificare pressapochismo o superficialità nella ricerca: "ma sì, più o meno, tanto lo sanno tutti che le cose stanno così". Proprio perché lo sanno tutti, uno dei pochi effetti di una scienza pasticciona non è al servizio di una aumentata conoscenza ma un disservizio alla scienza la cui autorevolezza metodologica va a minare.

"Per sostenere le loro ipotesi, gli scienziati hanno sottoposto a studio 75 bambini nati da madri…". Proviamo a pensare. Se volessimo ammantare di rigore scientifico una teoria bislacca che ci fa comodo in qualche modo, o semplicemente per guadagnare notorietà, cosa dovremmo fare? Fornire dati, certamente, ma pochi, ben selezionati per sostenere la nostra tesi e presentarli in modo fumoso ma gradevole al pubblico, che ne possa cogliere il buonsenso e sorvolare su eventuali scricchiolii di sottofondo.

E allora? Secondo me siamo di fronte a pessima scienza o pessimo giornalismo. E questo "o" è, decisamente, una disgiunzione inclusiva.

Un commento

  1. […] altri studi riportati non mi interessano molto. Come scrivevo in altri post (ad es.: qui o qui), si possono trovare statistiche per giustificare qualunque tesi, anche in buona fede, specialmente […]

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