Scelte per il futuro


Stimolato dall’opinione di Gramellini mi scappa di dire la mia.

Sabato, vigilia di Natale, mi reco per la terza volta nel giro di una settimana al supermercato per gli ultimi acquisti (chi non ha testa ha gambe, dicono). Quivi incontro un ex-alunno già maturato, cui domando cosa stia facendo. Il fanciullo mi racconta che sta lavorando, in attesa di poter perseguire un suo sogno. Chiedo cosa pensi la famiglia. Il ragazzo scoppia a ridere e mi dice che il consiglio, anche piuttosto insistente, dei genitori è stato ed è di trovare un percorso che gli possa offrire i famosi “sbocchi”, con un sottinteso aggettivo “lavorativi” non così scontato.

Mi fermo qui con l’aneddoto. Non so se la persona in questione stia leggendo: farò finta di sì. Non so se gli interessi minimamente ciò che gli ho detto tra i pacchi di pasta in offerta e le commesse che cercavano di sloggiarci per sistemare gli ultimi bancali prima della chiusura: diciamo di sì. Ma poiché si tratta di qualcosa che penso non valga solo per il giovane di cui sopra, ecco che lo ripeto e lo dettaglio qui.

Non prima di dire che si tratta assolutamente di un’opinione personale: un disclaimer grosso come una casa. Non sono un mago, non ho idea di cosa ci porterà il futuro, quindi ognuno decida per sé e si prenda la responsabilità del suo.

Ma proprio per questo, proprio perché nessuno sa che cosa ci porterà il futuro; proprio perché nessuno sa oggi come funzionerà l’economia italiana, ma nemmeno l’economia di una valle appenninica fra cinque anni; proprio perché se speriamo che ci siano sbocchi lavorativi in futuro è assai verosimile che siano piuttosto diversi da quelli che non ci sono oggi; proprio perché è possibile che ci attenda un futuro di emigrazione, dove ciò che è troppo specificamente italiano ci servirà a ben poco; proprio perché la vita è troppo breve per perderla rincorrendo una crisi che chissà quando e se finirà; proprio perché facciamo fatica a calcolare e non c’è migliore occasione di questa per buttare via la calcolatrice;

il mio primo consiglio a chi deve scegliere un percorso di vita oggi è di seguire le proprie passioni. Non avrà mai motivazioni più forti di quelle che lo spingeranno così. Non si troverà mai in compagnia di persone più simili a sé e più stimolanti. Non rischierà mai più di così di vedersi crescere come mai avrebbe pensato, di vedersi realizzato come persona e come professionista.

e il mio secondo consiglio è di studiare tanto, di lavorare sodo. Di costruirsi una formazione ampia e profonda, per quanto questo sia impossibile. Ampia, per avere la flessibilità di chi sa tradurre le proprie passioni in ogni lingua e in ogni circostanza. Profonda, per dare alle proprie passioni fondamenta solide. Perché lavorare con le proprie passioni è estremamente rischioso: il pericolo è quello di credere che il proprio talento basti. Pochissimi eletti potrebbero dirlo. Per la maggior parte, il talento senza tanta fatica è solo dilettantismo e mediocrità, ed è difficile viverci.

Riprendo Gramellini: chi sceglie oggi senza fare i conti con la crisi potrebbe aver ragione, ma anche no. Non si può e non conviene far finta di nulla. Osare è, forse, un modo creativo e anticiclico di vivere questo presente da parte di chi ha energie e tempo davanti a sé. Auguri.

Un commento

  1. […] a fare il paio con il post precedente (Scelte per il futuro), che era rivolto idealmente a uno studente che sta pensando a cosa fare "da grande", un […]

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