Profumo di Natale


Caro ministro Profumo,

mi permetto di scriverle così da questo blog seminascosto perché finalmente, da tecnico, forse può capire quanto segue senza domandarsi compulsivamente se ciò che scrivo lo scrivo da sostenitore o da oppositore e quale tipo di risposta le porterà più voti alle prossime elezioni.

Dice che vuole introdurre i tablet nella scuola: non so cosa siano ma so quanto costano e so che gli studenti italiani sono tanti. Evidentemente lei è babbo Natale. Io sono un insegnante di scuola secondaria di secondo grado (praticamente uno scioglilingua umano), temporaneamente in congedo per studio. In un anno di assenza dalla cattedra e di presenza dietro ai banchi universitari mi sono fatto un’idea di come vorrei che babbo Natale (visto che rientrerò fra un paio d’anni, dopo le vacanze natalizie) trasformasse la scuola nel frattempo. Ed ecco spiegato il motivo della lettera.

No, ministro, nelle mie richieste natalizie non c’è un aumento di stipendio: stia tranquillo. Tenderei però a chiedere che lo stipendio sia aggiornato di anno in anno secondo l’inflazione, perché l’idraulico che anch’io ogni tanto devo chiamare o il meccanico dell’auto, giusto per menzionarne due, l’inflazione la recuperano tutta, e anche di più.

Allora, al rientro delle vacanze di Natale del 2013 mi piacerebbe trovare, così, tanto per iniziare:

  1. Delle classi in cui un insegnante sia in grado di seguire tutti gli alunni: venti, ventidue, venticinque massimo. Oppure classi più grandi in aule più grandi con più insegnanti in compresenza. E scuole sicure, a norma.
  2. Non dover passare ore a compilare registri: di classe, personale, la scheda del registro elettronico… Nel 2012, caro ministro, quando lei parla di tablet, io penso ai primi quindici minuti di ogni prima ora, trascorsi a scrivere e riscrivere le stesse informazioni su tre fogli diversi, e attendere i ritardatari, e annotare le giustificazioni delle assenze, e richiederle ai ritardatari e pregare coloro che da una settimana vengono a scuola senza aver giustificato l’assenza di farlo domani e via dicendo.
  3. Avere a scuola uno spazio mio dove lavorare: lasciare il mio computer, i miei libri, correggere i compiti, preparare le lezioni, telefonare… Penso aiuterebbe molti a maturare un atteggiamento più professionale, l’avere tempi e luoghi dedicati all’interno dell’edificio scolastico. Aiuterebbe coloro che hanno insegnanti in famiglia: quando l’insegnante è a casa, potrebbe esserci per davvero e non dover usare casa propria come ufficio. E potrebbe aiutare anche coloro che non hanno insegnanti in famiglia a capire che l’insegnante non lavora tre ore al giorno.
  4. Poter andare in ferie anche in maggio o in ottobre. Basterebbe che la scuola non finisse il 10 giugno e non riaprisse il 20 settembre e che ogni docente fosse libero di giocarsi le sue ferie quando vuole, anticipando l’inizio o posticipando la fine del proprio corso mentre i colleghi occupano il loro tempo-scuola con attività propedeutiche, di recupero o di approfondimento. Questo potrebbe consentire agli insegnanti non ricchi di famiglia di fare vacanze interessanti senza aumenti di stipendio. E non mi disturberà affatto lavorare anche a luglio o ad agosto: se tutte le scuole lo faranno e non dovrò preoccuparmi di pagare la babysitter. Magari un’organizzazione modulare della didattica potrebbe anche aiutare.
  5. Ruoli e funzioni all’interno della singola scuola o del sistema scolastico locale che possano alleggerire l’impegno didattico ai docenti seniores senza cancellarne l’esperienza e la ricchezza. Ad esempio compiti di coordinamento disciplinare, di accompagnamento dei docenti meno esperti, di documentazione e pubblicazione…
  6. Un sistema di reclutamento più serio e in grado di chiudere la porta qualche volta in più, ma prima che sia tardi. E in grado di trasmettere l’importanza dell’aggiornamento (a proposito: poter partecipare a corsi di aggiornamento senza dover chiedere a colleghi il favore di essere coperto nelle ore d’assenza mi pare segno di civiltà, prima di tutto, almeno per un certo numero di ore all’anno), dello studio, del lavoro collegiale. Un sistema di reclutamento non più basato unicamente sulle graduatorie, ma anche su una valutazione dei curricula e colloqui, con selezione di competenza del dirigente scolastico motivata ai rappresentanti sindacali.
  7. Lavagne nere e non bianche, coi gessi e senza pennarelli puzzolenti. Lavagne interattive? Bene, ma in ogni classe, o magari, sganciando i concetti di classe e di aula (la qual cosa potrebbe servire anche al punto 3), in tutte le aule di matematica. Computer? Almeno uno in ogni aula (sarebbe bello uno per ogni alunno ma come si fa? ah era questa l’idea dei tablet? allora…), ma dotati di sistemi operativi e software robusti e adatti ad un uso massacrante come quello scolastico, dotati di sistemi antivirus decenti, di controlli di accesso funzionanti, stampanti con cartucce ancora in commercio. Se poi fossero computer con sistemi operativi e programmi opensource sarebbe anche meglio da un punto di vista educativo. (Ma coi tablet si va anche su internet? No, perché togliamo i cellulari e poi gli diamo i tablet? allora ci vuole qualcuno che gestisca la rete interna e i proxy, tipo domani durante la verifica la classe quinta D gli stacchiamo la connessione alla rete…, e chi lo fa?)

Ce ne sarebbero altri di desideri, caro babbo Natale, ma non voglio sembrare esoso e penso di potermi accontentare di questo. Comunque, prometto di fare il bravo e di non chiamare più "Befana" il ministro.

Con ammirazione e deferenza,

A.

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3 commenti

  1. […] tablet, mi sono incuriosito soprattutto a pensare cosa il Ministro abbia in mente. Ne parlavo già qualche mese fa, perché ne aveva parlato già […]

  2. […] esempio, io ci starei anche 8 ore al giorno a scuola, se avessi un ufficio mio in cui lavorare, come già ho avuto modo di scrivere). Anche qui, c’è chi lavora di più e di meno, ma spesso è solo una questione di buona […]

  3. […] il bene della scuola italiana: non pretendo che abbia letto i miei risolutivi post, ad esempio questo, o questo, ma certamente avrà visto o sentito quanti hanno idee per migliorare le cose. Avrà […]

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