Se la forma è sostanza


Ammetto una buona dose di snobbismo nel premettere che me ne stavo steso sul tappeto a lavorare al portatile davanti a un televisore dimenticato acceso su Rai3.

Parte Novantesimo Minuto e la curiosità mi fa alzare il capo: che cosa racconteranno mai stanotte? Parleranno del campo innevato del Tardini, o dei capricci della società juventina che hanno portato al rinvio della partita?

Invece un determinato Alberto Rimedio si produce, accusando una gravissima mancanza di rispetto nei confronti dei giornalisti sportivi, in una tirata sulla mancanza di puntualità di Ballarò, appena terminato in ritardo, che avrebbe ridotto di molto il tempo a disposizione della trasmissione sportiva.

Al che, sorridendo, mi alzo e spengo per concentrarmi su quello che sto facendo e che certamente mi interessa più delle sintesi della serie B e infinitamente più delle rivendicazioni del signor Rimedio.

Ora, io capisco lo sdegno del giornalista sportivo. Non credo che esistano mestieri di serie A e di serie B, se non per l’impegno, la competenza, ma anche le forme e i modi in cui vengono esercitati, per cui se il palinsesto prevede che Floris finisca a una certa ora, il fatto che questo non avvenga è certamente irrispettoso nei confronti di chi deve andare in onda dopo. Capisco anche che per un appassionato del calcio di serie B, il formato inaspettatamente ridotto di una trasmissione attesa, a causa della cattiva organizzazione dei tempi del programma precedente, possa risultare in una cocente delusione.

La Rai è però evidentemente messa maluccio. Delle due, una: o non esistono in azienda gli spazi in cui il dipendente possa esprimere disappunto e chiedere maggior rispetto (tra l’altro, non è la prima volta che Ballarò suscita reazioni di questo tipo per lo stesso problema), oppure il giornalista dipendente se ne frega dell’azienda, delle sue dinamiche interne, dell’immagine che presenta all’esterno, eventualmente delle scelte e politiche aziendali che consentono a un programma di successo e che porta molte entrate pubblicitarie di sforare i tempi nei confronti di un programma di interesse generale forse fondatamente inferiore.

Cerco di spiegarmi meglio. Se Matri entrasse un giorno in campo con uno striscione in cui chiede scusa ai tifosi per il ritardo ma Del Piero non aveva voglia di cedergli il posto come stabilito in precedenza, a parte che non so come potrebbe esprimere in uno striscione la complessità del concetto, ma non sarebbe bello. Si parlerebbe subito di divisioni nello spogliatoio, di polemiche, la società richiamerebbe il primo per un comportamento lesivo dell’immagine e del clima della squadra. Oppure, quando telefoniamo a un servizio clienti per lamentare un problema, se ci viene risposto: “guardi, non so cosa abbia combinato quel deficiente del mio collega, adesso glielo passo e, mi raccomando, si arrabbi tantissimo”, qualche dubbio sull’azienda viene. Ancora: quante volte mi è successo di attendere anche a lungo davanti alla porta di un’aula in cui dovrei entrare e in cui il collega dell’ora precedente si attarda oltre il termine, magari come d’abitudine. E quando esce? Un sorriso, anche se quello non chiede scusa: c’è la sala insegnanti per le liti, c’è il Dirigente per le lamentele. Non davanti ai ragazzi: non si fa.

Ecco, visto che esiste in Rai sicuramente il posto (o la persona), al riparo dello sguardo dei telespettatori, in (a) cui il signor Rimedio può dar voce ai suoi giusti lamenti e chiedere che si ponga, neanche a farlo apposta, rimedio, la sua sparata in diretta dice soprattutto che lui il lavoro di squadra non sa nemmeno cosa sia. Dice che non gli interessa dare l’immagine di una Rai che, nonostante tutto, è unita e valorizza i suoi talenti e le sue risorse.

“Vi chiediamo scusa per il ritardo con cui iniziamo la nostra trasmissione, ritardo dovuto allo sforamento del programma precedente per la quantità e la qualità degli ospiti e degli argomenti trattati. Purtroppo questo ritardo fa sì che questa sera alcuni servizi non potranno andare in onda. Faremo il possibile per trasmetterli nelle prossime edizioni e perché questo disguido non abbia a ripetersi”. Bastava questo, anche se le dà fastidio, anche se non pensa che la qualità e la quantità giustifichino un bel niente, caro signor Rimedio. In quel momento lei è l’immagine che la Rai dà di sé. Poi poteva andare dal direttore di rete a pestare i piedi, organizzare una protesta dei giornalisti sportivi, sentirsi con la collega Berlinguer e andare insieme a tappezzare di foto di un bacio saffico tra Pagnoncelli e Berlusconi lo specchio del camerino di Floris: quel che vuole. Possibilmente fare in modo che davvero la cosa non si ripeta. A meno che non sia una politica aziendale, quella di permettere a Ballarò, in quanto programma di vasto pubblico e in prima serata, di avere occasionali libertà ad altri negate. Se fossi il direttore di rete, ci penserei, aspettandomi ovviamente delle reazioni, ma interne e non scomposte e ridicole (sì, ridicole) come quella di ieri sera.

Oppure siamo di fronte al solito vecchio clima in casa Rai, e il signor Rimedio vuol mettersi in luce riaprendo le ostilità contro Floris, appena le nuove nomine lo hanno permesso. Può essere.

In ogni caso non è stata una bella pagina per la nostra azienda radiotelevisiva. Ex post, Ballarò aveva qualche ragione nel prendersi alcuni minuti in più, se la forma è sostanza, a discapito della serie B. E non mi riferisco al calcio.

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