Open Day


Venerdì parcheggio di fronte al Dipartimento, scendo e mi avvio verso l’ingresso, quando mi sento chiamare: “prof! prof!”.

Sentirmi chiamare così è insolito, da qualche tempo; il piacere che mi dà non è, ovviamente, per il titolo, ma perché mi riporta a una dimensione che un po’ mi manca.

Era un gruppo di studenti del liceo “Fermi”, in visita all’Università per gli Open Day. Studenti di cui ero stato insegnante di fisica in prima e seconda e ora, a poche settimane dall’esame di stato, venivano a informarsi. Alcuni incerti tra ingegneria e fisica. Io, con gli Open Day non c’entravo, ma ci sono entrato con loro, in quella mezz’oretta in cui hanno atteso che iniziassero i programmi della mattinata.

Mi è già capitato altre volte, e per questo mi sorprende la sorpresa che mi coglie. Eppure non riesco a non stupirmi di fronte allo scarto tra i quattordici-quindicenni impacciati, titubanti, un po’ confusi di allora e i diciotto-diciannovenni di oggi, le loro domande impegnative, le loro idee più o meno chiare.

Uno mi sembra perplesso quando gli spiego che in realtà a fisica si entra portando solo quel che esce dalle superiori. Ma come, sembra chiedere, non c’è bisogno di prepararsi in modo matto e disperatissimo prima che inizino le lezioni?

Un altro dice che non vuole scegliere un corso facile, non lo spaventano i corsi difficili, ma non vorrebbe finire dentro una cosa in cui solo gli Einstein ce la fanno.

Li porto nel mio corridoio e, non potendo entrare nella mia stanza per mancanza di chiavi, li conduco dalla dott.ssa Polverini, che gentilissimamente spende una ventina di minuti con loro, parlando di proteine, di biofisica, di dinamica molecolare, del corso di laurea e altro. E intanto io li guardo, e vedo attenzione, vedo interesse, vedo apertura.

Alla fine vedo gratitudine. Quella espressa la sento, quell’altra la vedo. E capisco che quando Eugenia e io abbiamo detto loro che l’importante è scegliere qualcosa di cui sono in grado di appassionarsi, loro erano d’accordo, sapevano di cosa si stava parlando.

Sono contento. E, devo dire, in modo disinteressato perché il mio contributo in tutta questa storia è stato davvero marginale. Sono contento perché ho visto delle persone in gamba. Sono convinto che qualunque cosa sceglieranno, potremo tutti esserne soddisfatti.

2 commenti

  1. Non c’è niente di più contagioso della passione. Evviva gli untori!

    1. Benvenuta, Prishilla! Evviva gli untori!

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