Itis Galileo


Non vorrei qui fare né un riassunto né una critica del programma che è andato in onda lo scorso 25 aprile su La7.

Marco Paolini l’ho conosciuto con la sua orazione civile sul Vajont, che periodicamente mi riguardo; l’ho conosciuto e ho imparato ad apprezzare la grande passione e la capacità di raccogliere documentazione di origini molto diverse e presentarle sotto forma di pièce teatrale. Poi adoro la sua parlata veneta e il suo modo di “tenere” il palcoscenico.

Vorrei solo proporre un paio di riflessioni che mi sono venute guardando (e riguardando) il programma.

  1. Mi pare un’iniziativa lodevole il presentare una delle realtà più interessanti della ricerca italiana, anche in relazione, ma non necessariamente, alle famose vicende relative ai neutrini, ai tunnel, alle pubblicazioni di notizie e alle successive smentite.
  2. Altrettanto lodevole, anche se forse più complicato da realizzare, è il tentativo di divulgare qualcosa circa questi benedetti neutrini. Mi sarebbe piaciuto un accenno più marcato sulle motivazioni di investimenti così importanti in questa direzione. Cioè, mi pare si sia persa un’occasione per spiegare a un pubblico più o meno vasto, certamente più vasto della semplice cerchia degli “addetti ai lavori”, che di questa spiegazione non ha bisogno, cosa sia e a cosa serva la ricerca di base.
  3. Mi ha un po’ deluso la parte “extra-spettacolo”. Possibile che non ci sia nessuno, docente o ricercatore, capace di spiegare in modo brillante e divulgativo cosa caspita succede sotto la montagna? “Per quel che ho capito” Paolini l’ha ripetuto un po’ troppe volte, e su alcune cose si è anche capito bene che non aveva capito molto.
  4. La lettura che Paolini ha fatto della vicenda di Galilei mi è complessivamente piaciuta. Ha messo in evidenza molti dei nodi epistemologici che riconosco anch’io in questa storia. Ha reso umana una figura per molti versi mitica e spesso in passato e nel presente presa a simbolo di cose molto diverse. Io credo che dietro a un’opera di questo genere ci sia stato un grande lavoro di approfondimento storico e filosofico, oltre che scientifico e tecnologico. E, pur non conoscendo i dati d’ascolto, credo che questo sia un’evidenza del fatto che un lavoro serio e intelligente possa produrre frutti saporiti anche nel campo della divulgazione scientifica, senza bisogno di plastici e di computer graphics.
  5. Una trasmissione del genere è di servizio pubblico. Mi sarebbe piaciuta sulla Rai, per almeno un paio di buone ragioni. E non credo sia un caso che ciò non sia avvenuto.
  6. Credo che utilizzerò questo pezzo per la didattica. Non ci sono formule, è vero, e la fisica che vi si trova è raccontata in modo essenziale. Ma c’è dentro la nascita della scienza moderna, i dolori di un parto e i primi vagiti. I princìpi al principio.

E voi, che idee vi siete fatti su questo spettacolo? Perché l’avete guardato? Perché no? Cosa vi ha colpito?

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