Capodanno (2/4)


(segue da Capodanno (1))

In effetti, David era fuori nel garage con Lee. Quest’ultimo, un ragazzone di circa trentacinque anni, era più o meno della stessa struttura fisica di David, ma di carnagione più scura e fattezze africane più marcate. Il suo viso era pieno e più pallido del solito, ma chi lo conosceva da tanto tempo come David poteva vedere che un tocco di colore gli animava i lobi delle orecchie e l’ampio naso. Le palpebre pesanti e i capelli arruffati ne facevano il ritratto di qualcuno che si è appena svegliato. Rideva rumorosamente e in falsetto mentre raccontava a David una storia e, contemporaneamente, si strofinava le nocche della mano sinistra sull’occhio corrispondente.

“Ciao, Lee!”, disse Alana.

Lee salutò la signorina Blake con voce impastata, poi, accorgendosi che Boysie gli stava sorridendo, pur se immerso nella danza, entrò nel salone direttamente, con gambe piuttosto tremanti, rapì l’amico indiano alla sua concentratissima compagna e iniziò a ripetergli gridando la storia che aveva appena finito di raccontare a David.

“Non è messo malissimo, vero?” chiese a David Shawaine, liberatasi dal suo bruto ed accorsa alla porta.

La fronte di David era aggrottata, ma si distese quasi subito quando egli rispose:

“No, non mi sembra fatto. Probabilmente ubriaco, ma meno della metà dei tuoi ospiti in questo momento.”

“Ma che tipo”, disse lei. “Non oso immaginare in che stato arriverà all’anno nuovo…”

Prima di tornare in cucina con David, fece segno a Boysie, mettendosi la punta dell’indice sotto l’occhio destro. Boysie rispose con un occhiolino e trascinò Lee verso il bar, si volse verso di lui dicendogli:

“Un po’ di sorrel? L’artiglieria pesante la teniamo per dopo, vero Lee?”

Lee, che era ormai arrivato al cuore della storia, con un gesto rifiutò impaziente, ma Boysie, richiamando prima l’attenzione dell’altro sulla giacca leggermente storta sulle spalle, gli riempì e gli mise in mano un mezzo bicchiere della bevanda rossa dolcissima e assolutamente analcolica. La mano sinistra di Lee accettò meccanicamente, mentre la destra era altrettanto meccanicamente impegnata a sistemare la giacca. Boysie, che stava di nuovo sorridendo, si aprì una Carib mentre Lee esplose, prima di raggiungere l’apice della sua storia, in un accesso di risa sguaiate e tosse. Poi, appoggiando il suo bicchiere scosso e pericoloso, iniziò a sfregarsi le nocche del pugno sinistro sull’occhio sinistro, ripetendo le parole della sua ultima frase quanto meglio la risata poteva permettergli.

David non si fermò nel salone, dove con un misto di soca e dub Kurl stava imperversando. Gli piaceva la musica, e anche ballare, ma non si sentiva dell’umore giusto. Ole Year’s Nite era da sempre una ricorrenza che non gradiva troppo: il passare del tempo giocava un ruolo troppo importante. Si chiedeva se anche per gli altri fosse lo stesso: forse tutti facevano finta di niente e anzi scalpitavano un paio di mesi per essere invitati a un party. Quattro giovani, appena arrivati dal bar, si erano affacciati sull’ampia porta del salone e si erano ritirati da dove erano venuti dopo una ventina di secondi. Ma c’erano diverse persone che stavano ballando in questo momento, forse una decina di coppie, con un Kurl compiaciuto ed esperto, sotto l’occhio vigile di Lann, che, passando spesso e tenendo tutto sotto controllo, gli dava a ogni giro un occhiolino di approvazione.

David stesso si ritirò nel bar, che era, in tempi normali, la sala TV di casa Blake; qui si versò in un bicchiere di polistirolo una Coca Cola ghiacciata che corresse con un abbondante spruzzo di rum; si mise a gustarselo, mentre i suoi occhi vagavano sulle pareti di questa stanza. Un’immagine sacra, un Gesù bianco e biondo, sorridente e buono, aveva sempre fatto bella mostra di sé proprio sopra il tavolo ora adibito alla mescita delle bibite. Per l’occasione era stata rimossa, sostituita da una pittura di gusto orientale, un lago con una barca, la sagoma delle montagne e qualche nuvola in cielo, tutto in un tono di azzurro che era in tinta con il resto dell’arredamento, delle suppellettili e dei complementi. Erano brave, le sorelle, nel mettere insieme i dettagli; invece Bob in questo era negato. A proposito di Bob, chissà dov’era. Non l’aveva ancora visto, e non era pensabile che si perdesse la serata. Probabilmente era a qualche altra festa con la sua ragazza del momento e sarebbe arrivato a mezzanotte o qualche minuto prima, facendo arrabbiare Alana e Shawaine. La sua ragazza del momento. Chissà com’era questa volta? Bob non aveva smesso di passare da una all’altra, e non aveva potuto credere, l’anno prima, che David avesse intenzione di `mettere la testa a posto’ con Claire. Ma poi l’aveva vista e aveva dovuto accettare il fatto che ci fosse, che fosse bianca e dottoressa, come qualche tempo prima aveva dovuto farsi una ragione del fatto che David fosse stato preso come assistente in una piccola ed esclusiva università degli Stati Uniti. Doveva ancora finire di pensare ai contenuti del corso che avrebbe dovuto tenere nel prossimo semestre. Il professor Wighman voleva vedere un prospetto appena possibile. Ma lui non aveva voluto prendere con sé il portatile, aveva detto che una vacanza è una vacanza. Questa era una di quelle cose che sperava di non imparare mai dai suoi ospiti statunitensi, l’essere così maledettamente competitivi e legati al lavoro. Ma lo sapevano che lui veniva da qui, che i suoi ritmi erano diversi. Voleva dire che davvero ritenevano che valesse parecchio, o non lo avrebbero preso. Eh ragazzi, quante cose in testa. Adesso Claire che parlava di matrimonio, suo padre che non stava bene, a migliaia di chilometri di distanza, e non voleva nemmeno prendere in considerazione il fatto di venire negli States a farsi curare, i suoi fratelli che lo rimproveravano silenziosamente di averli abbandonati in questa situzione. Un altro `Rum an’Coca Cola’, coraggio. Come il calypso di Lord Invader, che aveva avuto successo anche negli States. Certo che questo dava proprio il senso della stupidità, visto che parlava dell’arrivo dei soldati americani come la miniera d’oro, anzi di dollari US per le ragazze di Trinidad… Che schifo! Pagare una ragazza, no, certo, lui non ne aveva mai avuto bisogno, e nemmeno Bob. Avevano provato qualche volta, da ragazzini, per vedere cosa voleva dire, ma poi aveva preso il sopravvento il gusto di avventure altro genere, non meno costose, anzi, ma certamente meno squallide. Un po’ gli mancavano queste avventure, a dire il vero; gli mancava l’`andare a caccia’, lo `sport’, ed era uno sport che certamente Claire non poteva approvare. D’altra parte, Claire aveva fatto subito un’impressione enorme nella sua famiglia, quaggiù. Cosa che non era mai successa prima. Una volta addirittura suo padre aveva sbattuto la porta in faccia a una delle sue ragazze, perché aveva le gambe troppo scoperte. Leslie-Ann, si chiamava. Bel culo, e poco altro. Talmente stupida che bisognava spiegarle le battute di Eddie Murphy al cinema. E che risate, dopo, coi suoi fratelli. E le risate con quell’altra, Sherry, che diceva di saper guidare, e lui l’aveva fatta provare sulla sua Audi col cambio manuale, e lei era uscita con la scusa che lei aveva la patente solo per le macchine giapponesi! Ma a parte la stupidità, era il poter cambiare, la varietà, lo scoprire nuove persone e nuovi personaggi, che gli mancava, ora con Claire. Ma Claire… era un’altra cosa?

Sapeva che sarebbe dovuto rientrare presto, che non poteva rimanere da solo ancora a lungo. La canzone di Alison Hinds terminò, sfumata in un pezzo scritto da Machel per il prossimo carnevale: una sequenza forse troppo movimentata, tanto che alcune delle coppie smisero di ballare e si diressero verso il bar.

Mentre ancora pensava allo sport, si accorse che una giovane gli veniva incontro. Altezza media, taglia leggermente abbondante, indiana, lunghi capelli ondulati. E sempre pensando allo sport, non rifiutò quando lei gli chiese di ballare. Era una ragazza abbastanza loquace, in grado di farsi sentire anche in mezzo alla musica, Michelle, ventidue anni, iscritta alla UWI, futura insegnante di inglese. Aveva indosso un vestito molto sottile, che sotto le dita di David lasciava quasi apprezzare la morbidezza della pelle.

Quando si trattò di mettersi in posizione, lei prese il posto dietro, insolitamente, per parlargli più agevolmente:

“Ho un rimprovero per te”.

“Per me?”, chiese David.

Lei diede conferma pizzicando i fianchi di David.

“Cioè?” chiese David, voltandosi e prendendola a sua volta per i fianchi, probabilmente infastidito dal fatto di poter essere visto in questi atteggiamenti dal Claire, ma anche, provocato dalla situazione.

“Chi è D.A.?”, chiese Michelle, i suoi grandi occhi scuri piantati nei suoi.

David impercettibilmente arrossì, e stava quasi per indossare la maschera di chi non sa di che cosa si stia parlando, quando lei disse, brutalmente:

“Non far finta di niente! Ho scoperto che scrivi per il Guardian. Non ti vergogni?”

“E perché dovrei?”, chiese David, sopracciglia alzate, sbattendo le palpebre e cercando di sorridere.

“Beh, io mi vergognerei”, disse Michelle sinceramente. “Scrivere per un giornale del genere. Non sapevo che fossi un uomo di Panday… O c’era già aria di cambiamento al Guardian, e tu sei arrivato per l’altra parte?”.

Uno sguardo perplesso apparve sul volto di David. Era vero che da qualche mese scriveva un articolo di recensioni letterarie ogni mercoledì sul Guardian, il giornale filo-governativo, per cui veniva pagato duecentocinquanta TT al pezzo. Ma questo non faceva di lui un emissario del governo. E poi, di quale governo, visto che quello nuovo si era insediato qualche giorno prima? Tanto più che gli articoli li scriveva dagli Stati Uniti e li spediva per posta elettronica. I libri che riceveva per le recensioni gli erano probabilmente più graditi dell’assegno, che, tra l’altro, non vedeva nemmeno, visto che veniva ricevuto, incassato e speso dai suoi genitori. Amava sentire le copertine e voltare le pagine dei libri freschi di stampa. Quasi ogni giorno, alla sua università, passava dalla biblioteca centrale per vedere se c’erano dei nuovi arrivi, o se non ce n’erano, per dare un’occhiata alla sezione delle antichità; altre volte andava a Columbus o fino a Cleveland per visitare i mercatini del libro.

Non sapeva come rispondere all’accusa della ragazza. Voleva dirle che la letteratura era al di sopra della politica. Ma non la conosceva, la situazione era imbarazzante, specialmente perché la sua ragazza… fidanzata probabilmente li stava guardando.

Dall’attacco che Michelle gli aveva sferrato, David poteva vedere che si trattava di una persona con una certa opinione politica e con una certa consapevolezza delle proprie idee: non sapeva se poteva rischiare una frase ad effetto con lei. Continuò a sbattere le palpebre e a cercare di sorridere, mormorando che non vedeva nulla di politico nello scrivere recensioni di libri.

Alla prossima canzone, ancora una novità di Bunji Garlin per il carnevale dell’anno successivo, egli era ancora perplesso e disattento. Michelle gli prese la mano in una calda stretta e gli disse, in un tono morbido e amichevole:

“Non ti preoccupare, caro, stavo scherzando. Quasi. Sei qui da solo o hai una ragazza da qualche parte?”

Quando lui le spiegò che era venuto con la sua fidanzata, lei gli disse di non preoccuparsi, anche lei poteva considerarsi impegnata, anche se in pausa di riflessione. Questo non mise David molto più a proprio agio: ricordava di aver approfittato più di una volta di tali pause di riflessione per `sollevare il morale’ di amiche in crisi nel loro rapporto di coppia. Michelle  lo sorprese dicendogli di aver saputo della sua rubrica da una compagna di corso, che le aveva mostrato una sua recensione di un recente libro di Naipaul. Poi disse, improvvisamente:

“David, domani vado a Blanchisseuse, se c’è bel tempo. Vieni a fare il bagno con me? Se vuoi”, e qui strizzò l’occhio, “puoi anche portare la tua ragazza, basta dirmelo, che cerco un quarto. È americana, vero?”.

“Ti sei informata bene, vedo…”, disse David senza impegnarsi.

“Allora?”, chiese Michelle, prendendogli il braccio con entrambe le mani.

“In realtà,” disse David, “avevamo in programma…”

“No, non dirmi di no… speravo tanto di conoscerti un po’ meglio, da quando Bob mi ha detto che sei suo amico…”, disse Michelle.

“In realtà ripartiamo dopodomani mattina, e domani è l’ultimo giorno per stare con la mia famiglia. Non potevo sbagliarmi: Bob non poteva non conoscerti!”

“Oh peccato…”, disse Michelle, arrossendo per il complimento e smettendo di ballare.

I due si diressero di nuovo verso il bar.

“Ma se viene anche Bob, che tra l’altro non ho ancora avuto l’onore di vedere, forse… magari invece di Blanchisseuse si potrebbe andare a Maracas o a Las Cuevas, un po’ più vicino… Non sia mai che vengo a casa e non faccio nemmeno un bagno. Magari porto anche i miei”, disse David possibilista.

“Non credo che Bob verrà…”, disse Michelle, “ma Las Cuevas si potrebbe fare. Mi fai conoscere la tua amata? Magari lei è più facile da convincere.”

“Ma chissà dov’è Bob comunque. Claire, si chiama Claire, è di là in cucina, penso. Non è una grande ballerina”, disse David. “Bisogna che le insegni un po’ di cultura locale, quando veniamo”.

“Eh, devi assolutamente. Poi vengono i bambini, voi non tornerete più a casa… alla fine non ti riconosceremo più, e i tuoi figli non saranno dei veri trinidadiani”, disse Michelle con aria saggia e di rimprovero.

“Beh”, disse David, “meglio che aprire una nuova colonia di trinidadiani isolati nell’Ohio. No, Michelle, vorrei che i miei figli fossero un po’ più cittadini del mondo che elettori dell’UNC o del PNM! Quando e se avrò dei figli, comunque”.

I loro vicini, i soliti quattro giovani ormai mezzi ubriachi, si erano voltati per ascoltare questo interrogatorio. David si guardò attorno nervosamente, cercando di mantenere il suo buonumore nonostante il rossore che sentiva invadergli la fronte e le guance.

“E non vuoi che almeno conoscano le nostre tradizioni e la nostra cultura?” continuò Michelle.

“A dir la verità, sono stanco di questa storia della nostra cultura”, ribatté David con veemenza. “Sono stanco di questo posto, di questo orgoglio al chutney di mango e al ritmo di soca!

Di questa gente che si pavoneggia dappertutto tranne davanti a 15 Queen’s Park West, l’ambasciata americana”.

“Non ti sembra quantomeno curioso, detto da uno che vive nell’Ohio?”, chiese Michelle.

David non rispose, accalorato dalla sua tirata.

“Non ti sembra?” ripeté Michelle.

Non arrivandole nessuna risposta, Michelle concluse, appoggiando una pacca sui fianchi di David:

“Conversazione interessante. Da approfondire”.

David tentò di mascherare la sua agitazione allungandosi verso il bar e versandosi un altro rum e Coca Cola, con qualche difficoltà nel gestire i flussi di liquidi dalle bottiglie al bicchiere.

Evitò gli occhi di lei, avendo intravvisto un’espressione di sfida sul suo viso. Quando alla fine la guardò, fu sorpreso nel sentire la mano di lei allungarsi verso suo polso. Lei lo guardò sorridendo, quasi chiedendo conferma del fatto che avrebbero potuto parlare ancora senza litigare, finché anche lui sorrise.

Lei si avviò verso il salone tirandolo senza troppa forza, e si rivolse a lui, chiedendogli:

“Un’altra danza, signore?”

A questa richiesta David non poté che acconsentire. Finita la prossima danza, che gli sembrò durare un’eternità, David si ritirò in un angolo del salone, dove la sorella di Lee stava seduta, sola, ad osservare. Era una ragazzona scura e non molto curata, con capelli cortissimi e crespi, niente trucco. La sua voce era impastata e balbettava leggermente. Le era stato detto che suo fratello era arrivato e che era quasi sobrio. David le chiese se si stesse divertendo. Viveva con i suoi genitori a Toco, dove lavorava in un rum shop tenuto dai suoi; veniva a ovest raramente. Rispose placidamente che si stava divertendo un mondo, anche se non sapeva ballare. Commentò sulla bravura di David e gli chiese che gliene pareva della ragazza di Bob. David disse che non aveva avuto il piacere di conoscerla, al che la ragazza disse qualcosa che lui non udì perfettamente, in parte per la musica che continuava a volumi sempre più alti e in parte perché la sua mente continuava a tornare allo spiacevole incidente con Michelle. Certamente la ragazza aveva delle opinioni piuttosto forti, ma c’era un momento per ogni cosa.

Forse lui non avrebbe dovuto risponderle così. Ma lei non aveva nessun diritto di giudicarlo per le sue idee, specialmente senza averle sentite. Lei aveva cercato di far pace alla fine e di tenere aperto il discorso, questo era vero, ma c’era gente che ascoltava e lei l’aveva quasi messo in ridicolo. Una ragazza da trattare con cautela, si disse.

Vide Claire che si faceva strada nel salone tra le coppie che ballavano, con un sorriso a metà tra il divertito e l’indispettito. Quando lo raggiunse, gli sussurrò in un orecchio: “David, hai finito di trascurarmi per le tue amiche? Puoi darci una mano con il cibo, ti va?”

“Va bene”, disse David.

“Tu potresti andare a servire il maiale e le verdure, io penso al pollo e al manzo e Sha… non so, c’è un sacco di roba, più dell’anno scorso!”

“Hai ballato?” chiese David.

“Certo! Non mi hai visto? Con chi hai litigato questa volta?”

“Litigato? Con nessuno! Perché? Chi te l’ha detto?”

“Un uccellino… Sto cercando di far suonare qualcosa di internazionale al DJ, ma non ne vuol sapere…”

“Non c’è stata nessuna lite”, disse David rabbuiato, “solo una tizia che si è messa a farmi la predica dopo averci invitato domani a Las Cuevas”.

Claire si portò automaticamente una mano ai capelli, mentre considerava l’offerta.

“Ci? Ci ha invitati? Vuoi dire anche me? Andiamoci! Chi è la tipa?”

“Se vuoi andarci, te la presento, così andate tu e lei e fate amicizia”, disse David con freddezza.

Lei lo guardò un momento, poi si voltò verso la sorella di Lee e le disse:

“Se conosci qualcuna che vuole un fidanzato, dille che glielo presto. Potrei anche regalarglielo.”

Mentre Claire riguadagnava decisa l’altro lato della sala, la sorella di Lee, senza dar segno di essersi accorta dell’interruzione, riprese a descrivere a David tutti i cambiamenti che erano intervenuti nell’ultimo anno sulla costa nord, e in particolare nella zona tra Toco e Grande Riviere. Suo zio era un pescatore, e un ottimo pescatore, bisognava dirlo. Quando era bambina andava spesso a pesca con lo zio Herman, ma ora che il rum shop andava bene e lei era praticamente la persona che lo gestiva, non aveva più tempo per andare a pesca con lo zio Herman. Che poi, poveretto, era anche invecchiato e non prendeva più i pesci di una volta. David udì a malapena quello che lei diceva. Ora che la mezzanotte si avvicinava, e il stava per essere servito, iniziò a pensare di nuovo al suo discorso e alla citazione. Quando vide Lee venire verso di loro per salutare la sorella, David gli lasciò il posto e si ritirò verso il garage. Il salone si era già spopolato e dall’altra stanza si sentiva un buon profumo di carne alla griglia. Quelli che erano rimasti nel salone  sembravano stanchi di ballare e conversavano a coppie o a piccoli gruppi. David si accese una sigaretta. Un Natale al caldo, in maglietta, rifletté.

Se non altro, questa era una buona ragione per lasciare il freddo Ohio in inverno. Ma ce n’erano davvero molte altre? Non sarebbe stato meglio laggiù, lontano da tutta questa gente che riteneva giusto richiamarlo al suo passato? Forse sarebbe stato addirittura un bianco Natale, a Urbana. Il campus tutto bianco. Immaginarsi la neve a Port-of-Spain. Da ridere. Si ricordò con rammarico di aver promesso a Claire di dare una mano con la carne. Scrollò le spalle, e con esse l’impegno preso, almeno per il momento.

Ripassò le parti principali del suo discorsetto: essere di nuovo a casa, i ricordi, il nuovo anno, il mondo sempre più piccolo, la citazione di Joyce. Si ripeté una frase che aveva scritto nella recensione di una recente riedizione: “Sembra quasi di seguire i percorsi della mente in una serata tra amici, tra ricordi e proiezioni future, tra visibile concatenazione e balzi imprevisti, tra interni e finestre su un mondo che è comunque tutt’intorno”. A Claire era piaciuta. Era sincera? Sarebbe piaciuta anche a Michelle, se l’avesse letta? L’aveva letta? Lo innervosiva pensare che anche lei sarebbe stata lì a guardarlo mentre lui parlava, osservandolo con i suoi occhi critici e interrogativi. Forse non le sarebbe dispiaciuto vederlo fare fiasco con il suo discorso. Gli venne in mente un’idea che gli dette coraggio. Avrebbe detto, alludendo ad Alana e a Shawaine:

“Ladies and Gentlemen, non basta andare a far shopping negli Stati Uniti ogni tanto per capire quanto è piccola la nostra isola. Solo vivendo lontani da Trinidad si scopre che Miami non è solo una versione esagerata del West Mall. Solo uscendo dalla vita quotidiana del nostro paradiso privato possiamo scoprirne i difetti e i pregi. E gustare appieno il ritorno a casa…”

Benissimo: questo metteva a posto Michelle. Con anche una frecciata alle sue cugine spendaccione ma provinciali.

Un aumento del volume sonoro alle sue spalle attrasse la sua attenzione. Scagliò la mezza sigaretta oltre il cancello e si affacciò sul salone. Boysie stava entrando nel salone tenendo galantemente per mano Alana, che sorrideva paziente, presumibilmente convinta finalmente a ballare con lui. Una salva irregolare di applausi li scortò al centro del salone, e quando Kurl annunciò una canzone appositamente per Miss Lann Blake and Mr Boysie Rampersad, entrambi si inchinarono scherzosamente al pubblico che altrettanto scherzosamente rivolgeva loro apprezzamenti gridati e fischiati. Boysie, naturalmente, lasciò fare tutto o quasi ad Alana, che sicuramente aveva esperienza e sensualità per entrambi. Nessuno ovviamente notò la canzone, di fronte a questa pantera che esibiva con naturalezza tutto ciò di cui era dotata. Seguire i suoi fianchi ondeggiare, le sue braccia sottolineare con un lieve ritardo ogni movimento del resto del corpo, prolungandolo, le sue gambe snelle e tese, ritmicamente prese in un gioco di muscoli e pelle liscia e lucida, voleva dire partecipare a un’eccitazione collettiva che, con diverse intenzioni, coinvolgeva tutti, uomini e donne presenti. David applaudì forte con tutti gli altri, alla fine della danza, e un suono di applauso venne anche dalla sala del bar. Non si poteva dire se fosse la concitazione o l’applauso a far arrossire leggermente Alana, un rossore evidente soprattutto quando sollevò il volto, direttamente sotto un faretto, aggiustandosi la minigonna sul posteriore di cui quasi tutti avevano avuto più di un accenno pochi istanti prima. Lee, che aveva assistito ad occhi sgranati, fu l’ultimo a smettere il proprio battimano, abbondantemente dopo tutti gli altri, mentre parlava animatamente con sua sorella, che, certo meno animatamente, annuiva ripetutamente. Alla fine, non potendo più applaudire, si alzò improvvisamente e corse al centro del salone, sequestrando una mano di Alana fra le proprie e scuotendola al mancargli delle parole.

“Stavo giusto dicendo a Jane”, egli disse, “che ho sempre voluto ballare con te. Sempre. No, davvero, sei fantastica. Ci credi? Parola mia, l’anno prossimo ti faccio fare io un giro, Lann: Boysie è bravo, ma ti ci vuole uno alla tua altezza, cara. Non ti ho mai visto ballare così bene, comunque. Davvero”.

Alana sorrise con calore e gli disse, in modo che tutti udissero, che sperava tanto di non poter ballare con lui l’anno prossimo a causa della gelosissima e bellissima ragazza che Lee avrebbe portato. Boysie aprì le braccia verso di lei e disse ai suoi vicini, come uno showman che presenta un’attrazione al suo pubblico:

“Miss Alana Blake, la mia ultima scoperta!”

Rideva di cuore con se stesso, allorché Lee disse:

“Beh, Rampersad, non credo proprio che tu abbia scoperto niente. Io so solo che lei è sempre stata la migliore ballerina, da quando la conosco, e sono tanti, tanti anni, sai?”

“Certo, certo, una grande ballerina”, disse Boysie conciliante. “E migliora ogni anno”.

Alana, ridendo, alzò le spalle dicendo:

“Dai, adesso non esageriamo. Venite con me, uomini, andiamo a prendere un po’ di cibo!”.

Li prese entrambi sottobraccio e si allontanò con loro verso la sala del bar, mentre la musica riprendeva e altri si lanciavano di nuovo in balli solitari o a coppie, motivati dalla recente esibizione della padrona di casa. Shawaine arrivò trafelata e un po’ scarmigliata, volgendosi attorno e chiedendo che era successo. All’udire, si mostrò contrariata per essersi persa lo spettacolo.

“Peccato”, disse, “ma tanto me la rivedrò alla prossima festa, quando avremo meno cose a cui pensare”.

“Uno spettacolo, valeva la pena vederla. Se ci fosse stato Bob, avrebbe ballato lui, invece di lasciarla ballare con quel pezzo di legno…”, disse Lily, che era riuscita a vedere almeno l’ultimo minuto della performance.

Sha si rivolse a lei e le disse, con tono irritato:

“Ah certo. Questa storia di Bob sta iniziando a darmi sui nervi, però. Ho promesso di star zitta e di far finta di niente durante la serata ma…”

Si era accalorata e, non fosse stato per gli ospiti che le stavano intorno, si sarebbe probabilmente lasciata andare. Vedendo però che qualcuno si stava avvicinando a Sha, Lily intervenne pacificamente:

“Hai ragione. Sha. Guarda, c’è Boysie che ti cerca”.

Shawaine si voltò verso Boysie, che era tornato per parlarle e le stava sorridendo a trentadue denti:

“Dimmi caro, come vanno le cose di là? Cè bisogno di qualcosa?”

“Sha”, disse Lily, “il prosciutto sta per arrivare, e il resto mi è sembrato in ordine”.

“Sì, ho appena controllato il carburante, e mi sembra che possiamo andare avanti ancora per qualche centinaio di chilometri”, aggiunse Boysie.

“Bene, Sha. Forse puoi mangiare qualcosa anche tu?”, chiese Lily.

“Vuoi che porti qualcosa di sopra?”

Shawaine, con un sorriso cattivo, disse:

“No, no, si arrangia, il cretino. Se ha fame viene giù”.

David, che era ancora sulla porta esterna del salone, vide Lily e Claire che cercavano di convincere Michelle a rimanere fino alla mezzanotte. Ma Michelle, che aveva già preso la borsetta e vi stava cercando le chiavi dell’auto, non ne aveva l’intenzione. Non si sentiva troppo bene, diceva. David si mosse e le raggiunse.

“Manca solo un’ora, Michelle”, disse Claire. “Faresti piacere anche a David e a me”.

“Se vuoi un panadol, ne abbiamo di là in cucina”, disse Lily, “ci sono delle donne in casa, lo sai”.

“No, davvero, preferisco andare a letto”, disse Michelle.

“Mi dispiace che tu non ti sia divertita molto”, disse Lily, con espressione preoccupata da vicaria padrona di casa.

“Ah, no, mi sono divertita moltissimo, ho anche conosciuto una coppia di persone davvero interessanti”, disse Michelle guardando Claire, “ma davvero, non vi preoccupate, preferisco andare a casa, sai cosa voglio dire, Lily”.

“Sei in macchina?”, chiese Claire.

“Sì, abito qui a Maraval, faccio la Saddle Road e in un quarto d’ora sono a letto”.

David esitò un attimo e disse:

“Ti seguo in macchina, Michelle, se proprio devi andare. Non mi piace che una signorina vada in giro su quella strada di notte, anche se stanotte è una notte particolare”.

Ma Michelle varcò la porta, rispondendo a voce alta:

“Non se ne parla nemmeno. Per carità, grazie, ma andate a mangiare e a brindare senza preoccuparvi. So badare a me stessa”.

“Chiamami domani, per Las Cuevas”, disse Claire.

“Lo farò. ‘Notte!” gridò Michelle ridendo e correndo verso il cancello. Lily la seguì di qualche passo nel garage, un’espressione accigliata sul suo viso, mentre Claire la guardò uscire da dove si trovava. David si chiese se fosse lui la causa dell’improvvisa partenza. Ma lei sembrava essersene andata di buonumore: rideva.

Guardò senza espressione in direzione della Yaris che stava partendo dal marciapiede di fianco al giardino.

(segue)

Annunci

2 commenti

  1. […] (segue) 44.701909 10.125738 Share this:Like this:LikeBe the first to like this post. This entry was posted in dal manzanarre al reno, giochi di storie e parole and tagged capodanno, racconto, trinidad. […]

  2. […] (segue da Capodanno (2)) […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Back to the Blog

Il blog che viaggia nel mio tempo... ridendoci un po' su

Babù

Pittura, Fotografia, Illustrazioni di Francesca Bartalucci

Seicappelli

cos'hai in testa?

testuali parole 2.0

bisettimanale di critica letteraria

khepri65

vivi e lascia vivere

Il nuovo mondo di Galatea

Diario ironico dal mitico nordest

Pinocchio non c'è più

Per liberi pensatori e pensatori liberi

In punta di piedi

Entra in punta di piedi e spia nel buco della serratura

Alterego Blog

Alterego non è il solito blog

Lola Ivana

Around the world

L'autore spocchioso

Chi non salta un lettore è, è.. chi non salta un editore è, è..

Niente stronzate ©

Lo stabile specchio di un evanescente diario

Il Vecchio Mente

Memorie di uno scrittore dell'immaginario coi Baffi.

Frank Iodice

«Lo scrittore è una persona vigliacca, opportunista, sacrificata al gioco continuo della forma e della trama. Un individuo destinato alla perpetua insoddisfazione.»

Hic Rhodus

Rivista di argomenti e logica civile

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

Interlinea due

"A volte si svela l'anima solo per vedere se c'è qualcuno in grado di ascoltarla"

La riserva di Pedro

Il ritorno all'essenziale

Cee's Photography

Learning and teaching the art of composition.

La Beliarda

Vicende tragicomiche di una feudataria scassata

Ornitorinko

Storie di esperienze in giro per il mondo

pica cordoba

90 DAYS IN EAST TIMOR

Travel Far and Away

Our world, Your Inspiration

Street Photography

Straßenfotografie • Beobachtungen am Wegesrand

the way I see it @shlehora

Photography, my luvs and things that make me go hmmm...and huh?

Etcetera Etcetera Etcetera

... about nothing in particular, because "Candid photography is like a box of chocolates. You never know what you're gonna get". Photography by Lignum Draco, "The Wood Dragon" since 2013.

I am You. We are God.

A Call To Consciousness

Pixxxel.org

...einfach Fotos

But Is It Art?

Pictures by Declan O'Doherty

GLOBAL SAFARI

"Two roads diverged in a wood and I – I took the one less traveled by." – Robert Frost

Wish - Caroline Wilde

La vita a volte prende pieghe misteriose. Basta crederci. Basta... esprimere un desiderio.

Words Engineer

word speaks,word builds

Javanese Wanderer

my stories, travel journal and my photo collection

Books, Music, Photography, & Movies

My views on the above and some...

MissGreenSheep

arts, crafts & more ...

Photo avant-garde

Photography at a different level

redstuffdan

Original Pictures from Nouvelle Aquitaine

Written By Nikki

Freelance Writer and Blogger

scuolafinita

Un insegnante decente (CON IL DOTTOR DI MATTEO)

OggiScienza

La ricerca e i suoi protagonisti

Standing Ovation, Seated

HELPING PEOPLE UNDERSTAND ART

The Amateur Camera

Capturing the simple pleasures in life & the world around me...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: