Scuola e integrazione


D., compagno cinquenne del mio maggiore, è da qualche giorno che tenta di invitarsi a casa nostra per giocare con i miei bimbi. Volentieri l’ho assecondato, ma anziché a casa nostra, con il papà mi sono messo d’accordo di incontrarci al parco giochi parrocchiale, sito a metà strada tra i nostri rispettivi domicili e a tre minuti a piedi da entrambi. Qui poi ci ha raggiunto mia moglie.

Con il mio più piccolo siamo, ad un certo punto, andati a conoscere un bimbo, A., che sarà suo compagno a settembre alla materna che entrambi inizieranno a frequentare. A. non parla italiano, mentre io ho riconosciuto sua mamma, seduta su una panchina del parco, che aveva partecipato alla riunione della scuola pochi giorni prima.

Mi sono distratto un attimo all’altalena per poi rendermi conto che mia moglie stava ora parlando insieme a quella mamma, mentre presto altre mamme nei loro colorati vestiti e veli di tradizione nordafricana, si erano avvicinate. Mia moglie mi ha poi detto che in realtà stavano facendo conoscenza con lei e sorprendendosi di quanto vicini per età fossero i rispettivi figli, di almeno un altro dei quali il nostro piccolo sarà compagno l’anno prossimo.

Nel frattempo io, immigrato nel villaggio da cinque anni, parlavo con il papà di D., residente lì da sempre, che mi spiegava com’erano stati i prati un tempo, quali sono i sentieri per andare in fiume, o sulla collina, scopriva conoscenze comuni, e via così.

La scuola, la scuola dei bambini, è un luogo fondamentale d’integrazione. E non solo per i bambini, che imparano, lo vedo ogni giorno quando vado a prendere i miei al pomeriggio, a giocare, a conoscersi, a vivere insieme ad altri bambini di ogni provenienza e persino quando incapaci di comunicare nella stessa lingua.

Anche per i genitori. Ed essendo questa l’integrazione più complicata, è anche quella più sorprendente. Genitori che si trovano nella stessa condizione di genitori di bambini che frequentano la stessa scuola, che diventano amici.

E siccome l’integrazione non è solo di singoli ma anche di comunità, spesso è percorso a doppio senso. Genitori italiani che vengono accolti in un gruppo di genitori stranieri, genitori di recente immigrazione trovano ad attenderli genitori che già fanno parte della comunità locale.

I bambini che vanno a scuola insieme e insieme imparano ad essere amici: questo è, tutto sommato, un elemento vitale fortissimo, un motore sociale. Spetta agli adulti, credo, approfittarne, lasciarsi trainare e partecipare al movimento. Prima che i bambini diventino troppo grandi per volerli con sé.

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