Insegnanti in difesa


Alla scuola materna, pardon: dell’infanzia, frequentata dal mio figlio maggiore oggi è arrivata una pattuglia di tecnici dell’università. Mi pare di aver capito che il Comune, proprietario dell’immobile, ha commissionato uno studio sulla qualità delle strutture murarie.

Premetto, doverosamente, che la scuola non è stata danneggiata dai recenti sismi, è stata evacuata il pomeriggio del 29 maggio per ordine del Sindaco insieme a tutte le altre scuole del Comune, ma il giorno dopo, a seguito di verifiche, era regolarmente aperta.

I tecnici hanno lavorato alacremente ben oltre l’orario concordato con la Presidenza dell’Istituto Comprensivo, ma sono stati bloccati dalle maestre verso le 13.00 (non senza malumori, almeno così riferiscono le maestre): è l’ora del riposo, niente trapani per favore.

Le insegnanti hanno difeso gli orari della routine, la propria impostazione educativa. In definitiva, hanno difeso i bambini.

Da genitore sono contento di questo, stanti i fatti che i lavori non hanno carattere di urgenza tale da non consentire un ritardo di un paio d’ore e che questi si sono protratti per tutta la mattinata disturbando già abbondantemente il lavoro di insegnanti e bambini.

Da insegnante, anche se normalmente di fronte ad alunni che di solito e apparentemente sanno difendersi da soli, rifletto su questa difesa. Una difesa consapevole del valore del proprio lavoro, attenta a quanto i bambini erano in grado di sopportare una rumorosa, per quanto evidentemente necessaria, intrusione nel loro spazio quotidiano, rispettosa dell’importanza del lavoro che viene svolto ma al contempo ferma nel pretendere il rispetto del proprio.

Cerco, nelle mie esperienze di scuola superiore: quanti progetti, quanti percorsi, quante iniziative, attività proposte e quanto poco pensiero speso nel dare organicità, nel valutare il carico di stimoli e l’impatto sulla routine. E quanta poca convinzione nel pretendere il rispetto del proprio lavoro. Non per rivendicazioni avicole, ma per difendere gli alunni e il loro apprendimento dai trapani eccitanti e interessanti che distolgono però dal tempo della sedimentazione e dell’interiorizzazione.

Ma quando mai si sente dire: “è l’ora del riposo, niente trapani per favore”?

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