Notizie dall’interno


Prima prova dell’Esame di Stato conclusivo del II grado di istruzione secondaria: dopo pochi minuti, su Internet è un diluvio di messaggi di esaminandi.

Vale la pena ricordare che, come in ogni esame pubblico, ogni forma di comunicazione con l’esterno tramite cellulari o altri dispositivi è vietata e comporterebbe l’esclusione dall’esame stesso.

Vale anche la pena ricordare, però, che le perquisizioni personali preventive non sono, per fortuna, contemplate e che la consegna dei cellulari è una prassi basata sulla fiducia e sulla deterrenza delle possibili conseguenze di una mancata ottemperanza.

Mi limito a elencare alcune possibili soluzioni:

  1. Soluzione all’italiana. Si lascia tutto com’è e andiamo avanti così, coprendo di ridicolo l’Esame di Stato e la Scuola come istituzione.
  2. Soluzione semplice. Si intensificano i controlli, anche nei bagni, e si applicano senza sconti i provvedimenti previsti, rinnovando il deterrente.
  3. Soluzione poliziesca. Si consentono le perquisizioni personali prima dell’Esame e si sequestrano per tutta la durata dell’Esame ogni tipo di strumento vietato.
  4. Soluzione tecnologica. Si forniscono alle scuole sede di esame dispositivi di rilevazione di comunicazione e di disturbo (jammer)  delle frequenze per interrompere le comunicazioni cellulari.
  5. Soluzione didattica. Prendere atto che la rete è un deposito di informazioni, consentire l’accesso libero (magari pensando a modi in cui tutti abbiano parità di opportunità di accesso), e strutturare l’Esame di Stato in modo conseguente (ad esempio: più peso all’orale e al percorso quinquennale, niente più materiali consegnati agli studenti e valutazione della ricerca di fonti e informazioni, temi e problemi originali, valutare il lavoro collaborativo…).

Ognuna ha dei costi. Quali siamo disposti a pagare?

4 commenti

  1. Intensificare i controlli, perchè non farlo è come educare all’impunità.
    Cambiare struttura all’esame, perchè non è giusto che il lavoro (o il cazzeggio) di 5 anni valga solo il 25% della valutazione finale, dovrebbe valere ben più del 50%.
    Come prova finale, un bell’orale in cui il candidato espone la sua tesina e risponde a domande dei docenti.
    Sarebbe bello ma credo non si realizzerà mai, perchè gli scritti sono l’unico modo che la scuola ha per dare il classico calcio nel sedere agli alunni che non si vogliono più vedere!

    1. Grazie Marco. E benvenuto.

  2. Anch’io sono per intensificare i controlli (soluzione 2). Nota sull’orale: secondo me, anche se nobile dal punto di vista didattico (si impara a comunicare e la discussione con l’insegnante è sempre una lezione, sempre ché l’insegnante sia consapevole di ciò), purtroppo non è mai obiettivo e quindi disparitario nei confronti degli altri candidati. Infatti, in molti Paesi, dove il concetto è che tutti gli esaminandi devono avere le stesse condizioni, gli orali non esistono, neppure durante l’anno scolastico (discutibile, ma in effetti una domanda secca sulla data di un avvenimento non è la stessa cosa di una discussione sui motivi che hanno portato ad una certa situazione storica). C’è però da dire che, negli stessi Paesi, se uno studente vede un compagno copiare, lo denuncia al professore, perché chi imbroglia danneggia gli altri.

    1. Grazie Dante. Il problema è che la valutazione non è mai completamente oggettiva. E chi prova (es. paesi anglosassoni) a realizzare sistemi basati unicamente sulla ricerca dell’oggettività alla fine costruiscono sistemi scolastici orientati alle abilità necessarie a superare i test standardizzati. Secondo me è necessaria un’integrazione tra le valutazioni più soggettive dell’orale e la certificazione di certe competenze tipiche del percorso scolastico scelto… ma quello della valutazione è un capitolo immenso, ne parleremo altrove.

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