Ordine relativo


Ecco, io mi sono sempre offeso quando mia madre, riordinando la mia stanza, mi sgridava per il mio supposto disordine. E rispondevo che avevamo semplicemente concetti diversi e diversamente complessi di ordine. Era almeno in parte una bugia mascherata da sofisticata verità, ma solo in parte.

Vorrei chiedere a chi legge uno sforzo di fantasia. Immaginiamo di essere responsabili di un archivio documentale, ad esempio di un’azienda. Nel nostro ufficio dobbiamo organizzare qualche decina di migliaia di documenti, nella loro forma cartacea e senza usare computer, cercando di rendere disponibili il maggior numero possibile di informazioni.

Che tipo di documenti? Possiamo pensare che in ogni transazione, cioè in ogni operazione commerciale, ve ne siano di quattro tipi fondamentali, ad esempio “richiesta preventivo”, “preventivo”, “ordine”, “fattura”, tanto per capirci. Più eventuali tipi secondari che vedremo in seguito.

Il modo che vedo associato all’ordine di mia madre (sulle mie cose, perché poi lei per le sue adotta ovviamente tutt’altro metodo) è quello di impilarli tutti ordinati per data di emissione, o per cliente. Certo che cercare qualcosa in una sola pila del genere è complicato. Quattro pile, una per ogni tipo di documento? E se devo cercare fattura e preventivo di una stessa transazione? Non è semplice.

Un modo un po’ più complesso di riordinare è quello di raggruppare i documenti per transazione. In modo da avere vicini “richiesta preventivo”, “preventivo”, “ordine” e “fattura” relativi alla stessa operazione commerciale. Chiaramente c’è un doppio ordine cronologico: all’interno della transazione (l’ordine è sempre successivo al preventivo) e tra transazioni diverse.

Non basta più, quindi, un solo numero d’ordine, ad esempio il numero di protocollo, come nel caso sequenziale, ma occorre il numero di transazione e il tipo di documento: due identificativi per ogni documento.

Può però capitare che non tutte le transazioni siano uguali. Alcune possono essere lisce come quella “tipo”, ma altre possono aver bisogno di più comunicazioni, ad esempio una richiesta di disponibilità in magazzino, una circolare tra diversi uffici per stabilire sconti o prezzi speciali, contatti col cliente per consigliare ordini alternativi eccetera. E può anche capitare che comunicazioni collaterali di questo genere facciano riferimento ad altre transazioni. Ad esempio, si possono voler applicare a due clienti gli stessi sconti, o verificare nuovamente la disponibilità di articoli la cui disponibilità era già stata data in precedenza… Come rappresentare in un archivio questo tipo di relazioni tra diverse transazioni?

Credo che il modo visivamente più soddisfacente, anche se ovviamente impraticabile in un qualunque ufficio reale, è quello di armarsi di fil di ferro, fili di sostegno e buste portadocumenti di plastica e costruire una sorta di albero. Dalla pila che avevamo costruito in precedenza con i documenti tipo sporgeranno i documenti collaterali i quali si avvicineranno ad alcuni altri documenti della pila principale (possiamo chiamarla spina dorsale?) o ad altri documenti collaterali di altre transazioni. E’ chiaro anche che la spina dorsale dovrà qualche volta incurvarsi per permettere l’avvicinamento dei collaterali in diverse posizioni.

Ad esempio, potrà succedere che ci siano tratti di spina dorsale paralleli perché sistematicamente i documenti collaterali dell’uno e dell’altro sono in relazione; potrà succedere anche che ci siano tratti di spina dorsale avvitati a elica perché per un certo tratto e sistematicamente i documenti collaterali di una transazione sono in relazione con quelli di una transazione poco più indietro, diciamo quattro o cinque transazioni prima.

Se abbiamo seguito fin qua, ci rendiamo conto che abbiamo costruito una vera e propria scultura di fogli imbustati, tenuta insieme da fili di ferro che rappresentano le relazioni tra gli elementi e, credo, sostenuta al soffitto per evitarne il collasso. La forma complessiva non è, in generale, unica. Potrebbero essere diverse le strutture che rappresentano lo stesso insieme di relazioni. A quale arriveremo dipenderà da scelte di ordine pratico via via che andiamo costruendo: quella che ingombra meno, o quella in cui è più facile insinuarsi per inserire documenti nella fase di costruzione o raccoglierli intanto che cerchiamo.

E non dimentichiamo nemmeno che la nostra scultura potrebbe in qualche modo essere in relazione con altre strutture costruite negli uffici accanto, costituendo così una roba quasi mostruosa.

Se mia madre entrasse nell’ufficio e trovasse questo coso, inveirebbe probabilmente, o rimarrebbe esterrefatta per il lavoro enorme compiuto per mettere insieme in una forma fantasiosa oggetti che, dal suo punto di vista, dovrebbero stare impilati. Chiunque non conosce il criterio di ordinamento di questa struttura non è in grado di vederne l’ordine. Che c’è: in una struttura del genere c’è molto poco di arbitrario, la posizione di ogni documento ha una sua ragione e consente di ricavare informazioni in modo immediato. Si tratta, anzi, di una struttura con diversi livelli di ordine. L’ordine della spina dorsale, l’ordine delle transazioni, l’ordine delle catene laterali di documenti, l’ordine delle sequenze di spina dorsale (dritte e parallele, avvitate, libere), la forma complessiva con le interazioni tra catene laterali che costringe il tutto a una certa forma, l’eventuale interazione con altre strutture simili in altre stanze. E’ una struttura fortemente ordinata, su diversi livelli.

Se abbiamo un computer, tutto questo è molto più facilmente gestibile. Basta un foglio di calcolo ed è possibile produrre in modo semplice un database relazionale, che consente di cercare e trovare le informazioni immagazzinate. Da cui si trovano i numeri di protocollo e si va a scartabellare nei documenti che possono tranquillamente essere tenuti in un’unica pila.

Chi ha avuto la pazienza di arrivare fin qua si starà chiedendo dove voglio arrivare. Rispondo: non è che io voglia arrivare da nessuna parte. Mi pare di essermi spinto abbastanza in là con la fantasia. Però… Però proviamo a fare un salto. Se invece di documenti abbiamo a che fare con atomi, di tipo diverso, ad esempio azoto (amminico, al posto della richiesta preventivo), carbonio  (sp3 al posto del preventivo), carbonio (carbonilico, al posto dell’ordine) e ossigeno (carbonilico, al posto della fattura)… Se invece dei documenti collaterali abbiamo diverse possibili catene organiche contenenti atomi di azoto, ossigeno, carbonio e zolfo… Se cospargiamo il tutto di atomi di idrogeno dove ci vogliono per completare i legami… Abbiamo:

  1. che la transazione “tipo” diventa glicina, il più semplice degli amminoacidi;
  2. a seconda della struttura dei documenti collaterali, tutte le altre transazioni possono diventare ciascuno degli altri diciannove amminoacidi che costituiscono la stragrande maggioranza delle proteine;
  3. che i legami tra documenti collaterali sono ponti idrogeno o ponti salini e hanno natura elettrostatica;
  4. che tali legami vanno a determinare la forma della spina dorsale in elementi distintivi: eliche, bastoncini, o elementi liberi;
  5. che complessivamente la struttura è ripiegata in qualche modo che dipende da chi la va a costruire e perché, e in questa analogia è tutto l’apparato di acidi nucleici, proteine e molecole minori varie che realizzano la proteosintesi;
  6. che è possibile costruire proteine ancora più complicate mettendo insieme subunità diverse o uguali, quelle appartenenti agli uffici vicini.

Una differenza importante è relativa all’origine di tutto questo. Nel caso della raccolta di documenti, ciò che si vuole realizzare è in parte intrinseco: è cioè una rappresentazione plastica di ciò che è contenuto nei vari documenti e nella loro storia. Nel caso della proteina, invece, la forma finale è, assai probabilmente, un frutto dell’evoluzione sulla base delle funzioni biochimiche che la macromolecola così costruita è in grado di svolgere. La proteina non è un archivio, ma una macchina: è in grado di interagire con altre molecole svolgendo compiti che vanno dalla facilitazione di reazioni chimiche, al trasporto di piccole molecole che vi si legano, alla costituzione di strutture fisiche, tipo impalcature, alla segnalazione o al riconoscimento di molecole-segnale e all’attivazione di risposte condizionali. Le proteine sono codificate nel codice genetico, e ogni mutazione più o meno accidentale di questo può portare a produrre nuove proteine in grado di svolgere nuove funzioni, o di svolgere in modo più o meno efficiente funzioni già presenti, o di inibirle completamente. Se questa “novità” è vantaggiosa per l’adattabilità dell’organismo, è verosimile che la mutazione, e con essa la nuova proteina, si propaghi con la riproduzione dell’organismo mutato e, sul lungo periodo, diventi concorrente della e poi prevalente sulla forma originale; altrimenti condanna l’organismo o la sua linea genetica all’estinzione, e con essa la proteina malfunzionante.

Quindi la finalità dell’organizzazione estremamente ordinata di questo apparentemente disordinato insieme di elementi è diversa: nel primo caso si tratta di un deposito concentrato di informazioni, nel secondo una struttura operante con funzioni biochimiche selezionate in milioni d’anni da Madre Natura in persona.

Conclusioni:

  1. se mia madre avesse pensato a tutto questo, probabilmente sarebbe stata un po’ più tollerante con il mio disordine, e
  2. checché ne dicano alcuni, meno male che in ufficio ci sono i computer!
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2 commenti

  1. annalisa guidetti · · Rispondi

    dico sempre ai miei studenti che” fare matematica” è come farsi “un viaggio” senza bisogno di stupefacenti… qui una prova!!! fantastico.. come sempre

    1. Grazie Annalisa! Non l’avevo mai pensata in questi termini, ma la farò certamente mia!

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