Noir a Barcellona part 2


Prima di tutto, ho finito il romanzo della Gimènez-Bartlett: non compaio. Nemmeno sotto falso nome, sottolineo. E’ un giallo perbene, l’assassino è il maggiordomo (ovviamente no: ma non penserete che mi metta a svelare la trama, vero?), e tutto è bene quel che finisce bene.

Detto questo, ho comunque capito che nel mio piccolo noir personale a Barcellona, la mia parte è quello della quasi-vittima. Probabilmente è per questo che la Bartlett non mi ha menzionato: la quasi-vittima non fa storia.

Quasi vittima di: errore di genere, shock termico, indigestione, lettura di segnaletica orizzontale, affumicamento, incidente domestico.

Mi è stato riferito che al Palau Reial oggi c’erano le modelle che sfilavano. Di fronte, in un palau molto meno reial, di mattoni rossi e stile neoclassico, c’era il sottoscritto che ha passato otto ore di fronte a uno schermo di computer in cui si alternavano lato A e lato B di un bellissimo modello di proteina.  Anche il lato C e il lato D e via dicendo: le proteine sono fatte un po’ così. Capirete che quando mi sono reso conto di quel che ho perso e quel che ho avuto, posso ritenermi fortunato per aver accusato solo un accenno di sincope psicosomatica.

Nella torretta di detto palazzo, poi, vige un regime di aria condizionata piuttosto rigido, soprattutto per preservare la salute dei preziosissimi processori quivi impegnati. Il risultato, per quanto riguarda me, già abbastanza allergico all’aria condizionata nostrana, è un fastidioso dolorino alla spalla sinistra. Sì, sono mancino, grazie.

Stasera, dopo essermi addormentato intorno alle 19 nella mia stanza, sono uscito per vedere le fontane magiche a Montjuic. Scendo dalla metropolitana e subito mi perdo tra le sei possibili emersioni dal sottosuolo. L’appuntamento è alle 21.30, sono le 21.10 ed è già tanto se sono riuscito a far la doccia: il sonno ha avuto la meglio, e va bene così. Si noti che a pranzo mi ero promesso, e avevo mantenuto la promessa, di stare leggero. All’uscita della metropolitana avrei potuto addentare una coscia di qualche viaggiatrice scesa con me. Mi dico: un fast food? Un fast food. E ne trovo alla fine uno che si chiama: Qué Pasta! Penso: se in un bar italiano si trovano le monoporzioni al microonde, sarà poi meglio un piatto di pasta cucinato seduta stante, no? E infatti, dopo cinque minuti mi trovo con in mano un pacchetto di cartoncino contenente tre etti buoni di fusilloni al pomodoro e parmigiano. Buonissimi. La quantità, tuttavia, e lo stato dello stomaco non erano ottimali: mi sono trovato un poco appesantito.

E allora inizia un percorso di attraversamenti semaforici per arrivare al punto diametralmente opposto rispetto al braciere ardente che contrassegna il centro della Plaça d’Espanya. Al primo attraversamento m’arresto di colpo per leggere una scritta che mi trovo davanti ai piedi. Ci metto un po’ a decifrare il catalano, ma, complice una vaga memoria di una simile iscrizione già vista in occasione della mia precedente visita, capisco che c’è scritto che a Barcellona una vittima della strada su tre è un pedone. E intanto che leggo, mi chiedo perché devo essere proprio io quello e non uno degli altri due, mentre un ciclista che stava cercando di attraversarmi insieme con la strada mi schiva all’ultimo secondo.

Mentre guardiamo lo spettacolo delle fontane illuminate, meravigliose, a qualcuno salta in mente la brillante idea di gettare un mozzicone ben acceso in un cestino ben pieno di carta. Ne segue un effetto zampirone dei migliori, che ha come lato positivo la scomparsa definitiva delle già assenti zanzare, e come effetto negativo un retrogusto di speck che mi porto nei capelli anche ora.

E infine, credo di aver evitato all’ultimo una serie di incidenti domestici. Il gadget dell’estate, qui, è un simpatico oggetto che viene scagliato verticalmente ad altezze impressionanti da una sorta di fionda e poi scende più lentamente grazie all’elica che si apre e gli imprime un moto rotatorio che il led blu di cui il coso è dotato sottolinea nel cielo notturno. Bellino, interessante anche da un punto di vista fisico. Lo prendo per i miei piccoli. Sto per avviarmi, ma un’immagine mi coglie: questo arnese proiettato orizzontalmente tra sala da pranzo e cucina, a cinque centimetri dal mio volto terrorizzato, un millisecondo per decidere da che parte scansarmi. No, meglio le magliette.

Ecco, questi gli avvenimenti salienti della giornata, e tutti i modi in cui ho rischiato di diventare, oggi, trama di un romanzo poliziesco. Ma per fortuna c’è ancora domani: se entro ventiquattr’ore non troverete un post, iniziate a indagare.

4 commenti

  1. Ti viene benissimo anche questo genere di testi! mi sono divertita molto.
    e quale avventura di Petra e Garrascon hai letto? Io li adoro (ma te l’avevo già scritto).
    comunque la lontananza da casa ha prodotto il primo accenno sessuale di tutti i post che ho letto finora. Non so se augurarmi, per te, che non ci siano altre trasferte solitarie, o se augurarmi – per me – che invece ti ci mandino più spesso, così vediamo fin dove ti spingi… questo sì che sarebbe un nuovo orizzonte della tua sterminata scrittura!

    1. Non ho capito quale sarebbe l’accenno sessuale: se il fatto che avrei più volentieri visto le modelle sfilare rispetto al mio modello di proteina (che era più che altro un accenno estetico), o il fatto che avrei addentato volentieri una gamba femminile (che era certamente un accenno pratico, visto che le gambe femminili sono molto più frequentemente glabre di quelle maschili, e sospetto anche che la qualità del muscolo, a crudo, sia un po’ più tenera)… Comunque, accenni sessuali o no, direi più no, mi fa piacere che ti sia divertita. Ammetto di essermi divertito anch’io.

  2. Barbara · · Rispondi

    Ma sei nato scrittore o ci sei diventato?????

    1. E tu, quando inizierai a scrivere le tue avventure siciliane? Se scrivo io, non vedo perché tu no…

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