Una questione d’abito


L’abitudine è tanta che poi, ogni tanto e sempre più raramente, quando arriva una domanda o incrocio uno sguardo scettico o sarcastico, mi chiedo sempre cosa c’è che non va, se ho qualche macchia o se la fretta mi ha giocato qualche tiro.

Oggi è stata una collega di un amico, lei è insegnante, l’ho incontrata in metropolitana. Vedendomi forse a disagio all’ora di punta e in mezzo alla folla, mi ha chiesto se non mi viene mai voglia di poter cambiare vestito, di sentire la libertà nell’abbigliamento.

Avrei dovuto spiegarle meglio, e invece ho sorriso e ho detto: “non ne hai idea”.

Avrei dovuto dirle che l’abito che vesto è un segno delle mie scelte, non solo di un mondo che, chissà perché, dovrebbe costringermi. Come mi abbiglio è prima di tutto un segno di ciò che voglio, dello stile di vita che fa per me, dei valori che intendo vivere con coerenza. Certo, ci sono dei momenti in cui questo mi pesa, soprattutto per motivi pratici: ma mi basta ricordare il perché e subito da sopportare torno a portare.

Un’altra volta, mi è andata peggio, passando davanti a quattro scioperati seduti sui gradini di una piazza, a Roma. Ho sentito di dover giustificare il mio abbigliamento, e ho detto: perché sì, perché non faccio niente di male, perché questo è un paese libero e se qualcuno può andare in giro con buchi esposti alla vista di tutti in posti al limite della decenza, credo che il mio modo di coprirmi non abbia nulla di riprovevole.

Certo, poi quando sono a casa, mi butto addosso altre cose. Cerco quella freschezza, quella “libertà” a cui quando esco ho liberamente scelto di rinunciare. Mi pare che la libertà di vestirmi come mi pare sia un piccolo prezzo di fronte a quella di dare alla mia vita la direzione che voglio.

E allora la prossima volta che vedete un giovane dirigente in doppiopetto grigio in metropolitana a luglio, non fate domande imbarazzanti: se ci pensate su un po’, ci arrivate anche da soli.

2 commenti

  1. Hmmm…per una pura questione di curiosita’ lancio il sasso e sventolo la mano: saresti la stessa figura professionale (per credibilita’ capacita’…..) in bermuda e sandali? Estremizziamo…tieniti forte…nudo in mezzo ai nudi?

    1. Bella domanda… gliela girerò, se tornerà dalle mie parti. Non credo, perché ci stiamo cordialmente antipatici. Ti faccio io una domanda: prima di leggere l’ultimo paragrafo, a chi avevi pensato?

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