A proposito di Hobbit


No, non è una recensione del film di Peter Jackson. Non sono andato al cinema a vederlo, principalmente per motivi logistici. Perciò non posso parlarne.

Voglio solo ricordare a me stesso e a chi legge alcuni piccoli dettagli del romanzo che sto leggendo (per la seconda volta e dietro sua richiesta) a mio figlio di quattro anni e mezzo, dettagli che, a quanto ho sentito, il film ha un attimo perso per strada.

Il romanzo “The Hobbit  – There and back again”:

  • è stato scritto da J. R. R. Tolkien, lo stesso autore di “The Lord of the Rings”, ed è stato pubblicato diciassette anni prima del più famoso sequel;
  • ha grossomodo le dimensioni di un terzo del “Signore degli Anelli”;
  • è scritto con il linguaggio, nei toni e nelle atmosfere di una favola per bambini: ci sono parti “spaventose” (a base di troll, goblin, warg, ragni e un drago cattivello) ma vengono trattate con ironia e leggerezza; sono frequenti richiami del tipo “quello che accadde dopo, il tale personaggio se lo sarebbe ricordato fino alla fine dei suoi giorni” volti a sdrammatizzare la situazione, a disarmare situazioni potenzialmente drammatiche o pericolose per i personaggi.

Venendo al film: se ha perso questi che non sono dettagli del romanzo, ne va pesantemente della fedeltà al romanzo stesso e all’autore.

Non è la prima volta che accade, del resto. Non mi scandalizza particolarmente, anche se mi dispiace.

Così com’è, mi incuriosisce molto l’aspetto tecnico della realizzazione del film: costumi, effetti; mi interessa anche vedere come Jackson, Walsh, Boyens e Del Toro siano riusciti a espandere la sceneggiatura in modo da “riempirne” tre film, quale lettura ne abbiano dato, come abbiano salvato, se l’hanno fatto, gli elementi infantili, la priorità narrativa, l’umorismo.

Lo affronterò, quando riuscirò a farlo, come un film “basato sul”, e non come “trasposizione cinematografica del”, romanzo.

Con un poco di rammarico, come dicevo: l’operazione di trasposizione che gli stessi sceneggiatori hanno compiuto per il Signore degli Anelli mi era invece piaciuta molto.

D’altra parte dopo il successo di incassi della prima trilogia, la scelta tra un singolo film più debole e con un target di pubblico diverso e il tentativo di un bis a qualunque costo, alla produzione non dev’essere sembrata particolarmente difficile. Una scelta che tradisce, però, proprio i lettori ai quali Tolkien aveva dedicato la sua opera: i bambini.

Da parte mia, ai miei figli (anzi, al maggiore, il minore per ora si accontenta di Barbapapà) leggo volentieri il romanzo.

5 commenti

  1. Date le tue premesse, il consiglio che non riesco a impedirmi di darti è: non andare a vederlo. Probabilmente però anche tu farai come me e non ascolterai il consiglio (la qual cosa resta pur sempre una encomiabile forma di indipendenza e curiosità, quindi io stessa consiglio di non ascoltare i miei consigli, dunque puoi ben capire come son messa….!!) perciò, in un’overdose di supponenza, aggiungo due piccoli ‘consigli-corollari’: non portare tuo figlio di quattro anni e mezzo e soprattutto stai alla larga dal 3D!!

    1. I figli li volevo portare, ma poi ho visto i trailer e l’idea è tramontata immediatamente. Purtroppo.
      Il 3D: non ho mai visto un film 3D, non mi pare sia il caso di iniziare proprio con questo.
      Hai ragione, probabilmente andrò a vederlo, oppure, se non riuscirò, e sarà per motivi logistici, lo noleggerò. Soprattutto perché sicuramente è un prodotto ben confezionato…
      Grazie per i tuoi consigli, che, come vedi, sono molto simili a quelli che mi darei da solo… 🙂

  2. Io l’ho visto. Avevo iniziato a rileggerlo l’anno scorso per prepararmi al film, poi, come spesso succede ho avuto altro da leggere, ma ho notato il tono molto “da favola” dalla prima lettura, ormai quasi 30 anni fa, non ricordavo.
    Per quanto riguarda le tue note:
    (i) che sia il “prequel” del SDA si nota abbondantemente e il regista se ne proccupa (ovviamente) cercando di legare il più possibile le due storie e mantenendo la fotografia e la regia della prima trilogia.
    (ii) la storia è annacquata. Inseguimenti e combattimenti sono molto estesi.
    (iii) di ironia ce n’è molta più che in SDA: scena iniziale, scena dei troll che cucinano e diverse altre sono evidentemente, almeno in parte, ironiche. Certo dei mostri sono sempre dei mostri e fanno paura. In questo senso lo Hobbit è sicuramente meno facile da rendere rispetto al SDA, soprattutto se si vuole fare un film che sia attraente per il pubblico adulto.
    Secondo me Jackson comunque ha fatto un bel lavoro.
    Alcuni mi hanno parlato molto bene del 3D, altri meno. Io preferisco il 2D.

  3. Io ho appena finito di rileggerlo in inglese e mi è piaciuto come la prima volta. Non sono ancora andato a vedere il film, ma anche io mi sono subito indispettito vedendo che nel trailer i nani non avevano i cappucci colorati e la barba blu. In ogni caso penso che prima o poi dovrò vederlo, cercando di non avere troppi pregiudizi. 🙂 Se vi interessa Wu Ming 4 ha scritto un bell’articolo sulla questione all’interno del loro blog, Giap. Come gli altri suoi amici ha una visione un po’ marxista delle cose (Bilbo è un borghesuccio opportunista) ma fanno un analisi coerente e corretta. Poi si vede che l’articolo è scritto da uno che Lo hobbit lo ama :). Vi passo il link tramite il mio blog 😉 Enjoy! http://davidebovati.wordpress.com/2013/01/27/articolo-2/

    1. Grazie! 🙂
      Di Wu Ming ho letto diverse cose e mi sono sempre piaciuti (Manituana ho però faticato un po’ a finirlo, ammetto)…

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