Malinconie


Mercoledì sera, sull’Airbus che mi riportava a casa dopo la mia trasferta catalana, avevo stranamente un visore LCD impiantato sullo schienale del sedile davanti a me.

Lo stesso tipo di visore a cui ero abituato su aerei un po’ più pretenziosi e rotte decisamente più lunghe.

E infatti il visore ha trasmesso per quasi un’ora, oltre alle inevitabili iniziali innovative insistenti informazioni insostituibili sulla sicurezza a bordo, la pubblicità dei meravigliosi film che si possono godere sui voli a lungo raggio di Alitalia. (“Massì, quasi quasi, invece che a Barcellona la prossima volta vado a Bangui con Alitalia, per potermi godere questi fantastici programmi!”).

Ma poi, inaspettatamente, proprio quando ci trovavamo sopra Boccadasse e l’aereo ha iniziato la sua discesa verso Linate, ecco apparire il volto noto di Tano u Greco, mentre questo confida a Montalbano il suo desiderio di costituirsi. Ovviamente l’episodio si è fermato dopo pochi minuti, ma è bastato a farmi tornare la voglia di rivedermelo.

“Il cane di terracotta”: lo ricordavo come uno degli episodi minori, nella lunga serie di film con protagonista Salvo Montalbano (da adulto). Ma ieri sera, quando me lo sono rivisto, mi ha colpito invece la ricchezza di emozioni e atmosfere, tutte sottolineate in modo impareggiabile dalla colonna sonora (componibile) di Franco Piersanti.

Mi accorgo che forse è davvero un episodio minore, che forse è solo la malinconia mia e sua a rendermelo più vicino, a farmelo apprezzare, tra attualità non risolte e memorie di vicende di tanti anni fa.

E anche la Sicilia, terra di gloriosi passati e di un presente da episodio minore, probabilmente è solo il simbolo della mia malinconia per il mio Paese.

Perché comunque vada, non sarà un successo. Mi ci vorrà tanta, ma tanta fatica per tornare a credere in noi.

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6 commenti

  1. E’ intriso di una vena di malinconia e di mistero che vengono trasmessi allo spettatore…ho letto molti libri di Camilleri, nel leggere ” Il cane di terracotta” ho provato le stesse emozioni poi vissute guardando il film.Hai ragione,la colonna sonora ha avuto un grande ruolo.

    1. L’ho qualificata come “componibile” perché in realtà sono (mi pare) sempre gli stessi pezzi che si ripetono, episodio dopo episodio, a seconda dell’umore della scena e delle situazioni. Eppure, questa serialità anche nella colonna sonora, probabilmente inevitabile, aiuta a cristallizzare certe sensazioni, ad associarle in modo unico a questi luoghi, a queste vicende, a questi personaggi. Specialmente quando l’azione viene un po’ messa in disparte ed è l’aspetto emotivo ad essere sviluppato…

  2. Mi è molto familiare tutto questo. C’è un brano di Piersanti, “Riflessioni”, che mi regala sempre quel vago languore siciliano che tanto amo e che nella sua immobile eternità è sempre malinconico ed anche un po’ crudele.

    1. Molto bello, sì. Quello che mi ha suscitato questa riflessione è un altro: su youtube l’ho ritrovato solo, e solo una parte, nella scena finale del successivo “La gita a Tindari”: http://www.youtube.com/watch?v=N3sq9gZ30kA.
      Nonostante tutte le variazioni sul tema, il nocciolo è sempre uno: una triste malinconia.

  3. La Sicilia è terra di struggimenti, lì qualsiasi emozione è come se fosse osservata con una lente d’ingrandimento. Terra in cui ci si vede dentro. Questo non vale per i siciliani, gente impenetrabile che fa della penetrabilità una efficace maschera di dissimulazione.
    Un siciliano.

    1. Credo che questa caratteristica, il vedercisi dentro, l’avevo intuita, o forse colta inconsciamente. Potrebbe essere il motivo per cui finora ho avuto un senso di rispettoso timore nei confronti del visitare la Sicilia. Sarà ora di rimediare.

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