Nemmeno il coraggio da niente


E’ di stamattina, su Repubblica.it, la notizia che il ministro Profumo stia predisponendo il passaggio di consegne al prossimo ministro raccomandando, come misura prioritaria per il 2013, l’anticipo di un anno del diploma.

E’ una questione che da tempo torna ricorrentemente alla ribalta: il nostro percorso scolastico dura un anno in più della maggior parte dei percorsi dei paesi europei e quindi, per allinearci, bisogna ridurre a 4 gli anni di scuola superiore, in modo che il diploma arrivi a 18 anni, come “in Europa”, e non più a 19 anni.

Il ministro Profumo, forse più onestamente di altri che hanno proposto in passato la stessa misura, ammetterebbe, secondo l’articolo, che si tratta di una misura dal forte impatto economico che consentirebbe di dirottare più risorse per la qualificazione dell’offerta formativa. Come dire: meno scuola, ma di maggiore qualità.

Il ministro Profumo io l’ho sentito parlare in un confronto televisivo con  il prof. Settis, e lo ricordo quasi con tenerezza, la tenerezza di chi, candidamente, ammette di non aver avuto tempo e strumenti per fare quel poco che avrebbe dovuto fare. Forse l’avremmo ricordato, dopo ministri preclari per aver affossato il sistema scolastico, per non aver avuto il coraggio di infierire ulteriormente. Ed ecco il tocco magistrale del ritratto: la raccomandazione al successore di tagliare di un anno.

Qualche pensiero sparso, francamente l’ilarità che si mescola alla rabbia non mi consente un’analisi più ragionata di così.

  1. L’opportunità. Io dico: ce ne sono di disallineamenti tra Italia ed Europa, alcuni addirittura vergognosi, in tema di diritti. C’è però un campo in cui l’Italia fa più di quanto non faccia la media degli altri Paesi europei: di più, non vuol dire necessariamente meglio, ma è di più, in un settore in cui, quanto a investimenti, siamo messi maluccio in confronto agli stessi Paesi. E dove andiamo a intervenire?
  2. Tagliare di un anno significa tagliare la necessità di spazi, ottimo. Tagliare la necessità di dotazioni, benissimo. Tagliare il corpo insegnante. Eccolo lì: dopo il fallimento della proposta  di tagliare il corpo insegnante facendolo lavorare di più a parità di fabbisogno orario, ecco la ovvia alternativa: far lavorare tutti come prima facendo però calare il fabbisogno complessivo di ore. Lasciamo stare allora l’allineamento con l’Europa. Il motivo è lo stesso: c’è da far cassa, ancora.
  3. Far cassa sulla scuola e sugli insegnanti. Ricordiamolo: gli insegnanti sono persone, hanno famiglie, hanno una formazione spesso molto orientata e difficilmente riconvertibile. Da un punto di vista meramente economico, questa è una misura che non ha nulla di scandaloso in tempi di mercato del lavoro che gira forte: nel 2013, però, non mi pare la genialata che risolve i problemi del Paese. Soprattutto perché ne crea altri, sempre a livello economico. E ricordiamo che gli insegnanti stanno già pagando parecchio: senza contratto da anni, senza scatti di anzianità da anni, con stipendi fortemente disallineati con la media europea da anni, senza investimenti da anni, lavorando in luoghi talvolta nemmeno a norma da anni…
  4. Ho messo prima i pensieri di ordine economico perché sono quelli che l’intervento del ministro Profumo mi hanno suscitato con maggiore immediatezza: è una proposta evidentemente unicamente basata su motivazioni economiche. Non mi si faccia ridere sul fatto che un diciannovenne italiano sia in difficoltà a competere con un diciottenne ceco per via di quell’anno di scuola in più. Dovrebbe, a mio avviso, essere il contrario.
  5. Immaginate di essere sovrappeso. Per me è più di una fantasia. E immaginate di presentarvi dal dietista e che questi vi dicesse: “dunque sono 10 kg di troppo, direi che potremmo togliere un avambraccio”. Ho il sospetto che vi mettereste a ridere e poi, una volta accertata la serietà della proposta, cambiereste dietista. Perché il corpo umano è un sistema, un sistema complesso, e di fronte al compito di ridurne le dimensioni, la soluzione semplice di eliminarne un pezzo tout-court è banalmente un’idiozia; un’idiozia criminale, oltretutto, perché compromette il funzionamento del tutto. Non so, devo andare avanti spiegando l’allegoria? Il sistema scolastico italiano è diverso da quello degli altri Paesi: diverso perché concepito e realizzato in modo diverso, sulla base di 5+3+5 anni di scuola. Può anche darsi che diventerà necessario ridurre il ciclo secondario di secondo grado di un anno: ma bisognerà farlo in modo complessivo, ripensando complessivamente almeno il ciclo stesso. Almeno. Non credo che un ministro che in un anno abbondante ha fatto fatica a capire cosa riusciva o non riusciva a fare possa permettersi di raccomandare un’operazione progettuale di tale portata nell’ambito dei prossimi 9 mesi.
  6. Provate a chiedere a un docente universitario se gli studenti che si trova davanti hanno fatto troppa, o troppo poca scuola superiore.
  7. E infine trovo avvilente che il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca della Repubblica Italiana avalli l’idea che il suo settore, stravolto negli ultimi vent’anni da tagli di ogni tipo e formato, per funzionare abbia bisogno di ridurre ulteriormente le spese, tra cui quelle per il personale, in modo lineare, per poi destinare, a saldo zero, le risorse così liberate a migliorare l’offerta formativa. Primo: se è a saldo zero non è investimento, è redistribuzione. Secondo: la qualità dell’offerta formativa non è scaduta perché il sistema non funziona, è scaduta, casomai, prima di tutto perché il sistema è stato considerato una riserva da cui attingere risparmi a bilancio invece che un capitolo strategico di spesa su cui investire riqualificando. C’è da stupirsi che il sistema ancora stia in piedi, piuttosto. Terzo: visto che parliamo di allineamento con l’Europa, vediamo di quanto hanno tagliato gli altri Paesi il bilancio dell’istruzione durante la crisi. Quarto: Ministro, ma visto che probabilmente dovrà cedere la mano e visto che il coraggio di chiedere al suo successore di fare quel che non ha fatto lei è un coraggio da niente, ma nemmeno il coraggio di chiedere di tornare a investire sulla scuola con soldi veri? Nemmeno quel coraggio lì?
  8. Dobbiamo fare attenzione. Tra le giravolte della politica di questi giorni, le malie del Conclave, sono queste le notizie importanti che rischiano di passare inosservate e di condizionare, però, fortemente il futuro del nostro Paese, il presente e il futuro dei nostri figli.

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