Il sonno della ragione


A proposito dell’attenzione planetaria di cui in questi giorni ha goduto la Chiesa Cattolica, ho letto tanti commenti.

Alcuni anche livorosi e offensivi, prima di tutto per l’intelligenza di chi li ha espressi.

La palma, in questo senso, va a Piergiorgio Odifreddi, che, paladino di una sua religione atea e scientista (sua propria che spaccia come l’ultima parola della scienza in fatto di religione, come se non esistessero scienziati anche di primo piano che professano una fede religiosa), non perde occasione per mostrare il proprio fondamentalismo camuffato da “contenti loro”, dove però i “loro” sono sistematicamente denigrati, tacciati di mancanza di razionalità, creduloneria e palle varie.

Non mi prenderei la briga di commentare, ma siccome nell’ultimo suo pezzo su Repubblica.it il blogger dimostra di aver spento completamente la sua, di razionalità, di aver dimenticato la logica, proprio lui!, di essere oltretutto male informato su argomenti che chiunque ricordi mezza lezione di catechismo è in grado di comprendere, ecco che spendo un paio di parole a chiosare.

Lo Spirito Santo ha dunque ammesso ufficialmente di aver sbagliato, otto anni fa: la sua seconda scelta di allora, è diventata la prima di ora.

Parte così. L’idea è che, siccome è questo strano “Spirito Santo” a scegliere il Papa, visto che Bergoglio era stato “battuto” da Ratzinger, mentre ora è stato eletto, questo vuol dire che l’elezione di Ratzinger è stata un errore.

Consiglio di leggere questo pezzo di Enzo Bianchi, sempre su Repubblica.it. Qui si ricorda uno dei fondamenti del catechismo e della fede cristiana, che evidentemente Odifreddi ha perso di vista: il libero arbitrio. Lo Spirito Santo può parlare quanto vuole, ma sono poi gli esseri umani a dover ascoltare e mettere in pratica, e sono liberi di farlo o non farlo. Perciò, l’idea che Ratzinger fosse il papa sbagliato, ammesso e non concesso che sia accettabile, non è certo imputabile allo Spirito Santo, ma, eventualmente, alla sordità del Conclave di otto anni fa.

Ma poi, dire che l’elezione oggi del secondo di otto anni fa, includendo anche il fatto che è uno dei pochi non nominati da Benedetto XVI, ma da Giovanni Paolo II, eccetera eccetera, costituisce la prova di un errore non sta né in cielo né, mi spiace per Odifreddi, in terra. Sarebbe come dire: siccome due domeniche fa il mister ha sostituito Lichtsteiner con Matri e domenica scorsa Matri con Buffon, non capisce nulla di calcio, perché avrebbe potuto sostituire immediatamente Lichtsteiner con Buffon già due domeniche fa. Magari le condizioni erano diverse? magari domenica scorsa il portiere era stato espulso? magari…? Magari per la Chiesa otto anni fa era necessario avere un pastore come Benedetto XVI, era meglio che fosse lui, con il suo carattere, la sua formazione, la sua età, i suoi difetti, a gestire la Chiesa proprio in questi anni, non in altri e non altri? Magari è un dono insperato, ora, avere un papa Francesco e poter contare, anche, sulla preghiera di Joseph Ratzinger?

Immagino che per chi non si sforza nemmeno di comprendere, sia particolarmente arduo seguire questi discorsi; che per chi vede unicamente una dimensione temporale, cercare di inquadrare lo Spirito Santo e chi cerca di seguirlo sia una fatica spesso volentieri evitata.

Le pecorelle assiepate in Piazza San Pietro hanno acclamato belanti questo nuovo papa, come avrebbero acclamato belanti qualunque nuovo papa. Tanto, per loro, uno vale l’altro: non pensano con la propria testa, e sono disposte a obbedire a chiunque gli venga imposto. Anzi, ad amarlo e rispettarlo, per il solo fatto che gli è stato imposto. D’altronde, fanno così anche con ciò che si dice loro che devono credere. La libera scelta, del pastore o delle credenze, non le riguarda: se no, apparterebbero ad altri greggi, di altre confessioni. Contente loro, contenti tutti.

Io non ero in piazza San Pietro, ho seguito le immagini in TV e non mi è parso di sentire belati. Ho sentito (letto, diciamo) i ragli di un fondamentalista che non capisce, non vuole capire, e chiama pecoroni chi non la pensa come lui. Personalmente, da persona che un pochettino le scienze le ha studiate, praticate e insegnate, non ho nessuna intenzione di spiegare a chi non è veramente interessato e anzi è ciecamente lanciato contro, come sia possibile mettere insieme fede e scienza. Diciamo, come sia possibile provarci. Se c’è una cosa che ho imparato riguardo alle scienze, è il senso di precarietà e parzialità delle conoscenze umane, la sua non dogmaticità. La fede può essere dogmatica, come quella di Odifreddi, ma può anche essere una fede in ricerca, con tanti dubbi e tanti problemi. Non so, a questo punto, chi chiamare pecorone.

Lascio perdere nel seguito gli accenni alla transustanziazione, che effettivamente per una fede alla ricerca è un osso duro; alla procreazione assistita, alla contraccezione e agli ammiccanti commenti sul fatto che Francesco (credo che si dica papa Francesco, senza ordinale) sia un chimico: non mi stupisce il fatto che un talebano delle scienze (o di una loro versione piuttosto personalizzata) possa essere convinto che alla scienza tutto sia consentito senza una minima valutazione etica. Gli rendo noto che anche all’interno della comunità scientifica ci sono dibattiti a proposito, senza tirare in ballo le gerarchie ecclesiastiche. Ma certo, saranno dibattiti stupidi, visto che comprendono posizioni che non sono le sue.

Mi fermo invece sullo spassoso finale, dove Odifreddi si chiede dove mai andrà il Papa a pregare la Madonna e poi si stupisce del fatto che si sia recato, allo scopo, in Santa Maria Maggiore. Bisognerebbe capire il senso del pellegrinaggio, la differenza tra devozione privata e pubblica, il significato delle Basiliche Maggiori e la loro storia. Non è difficile, è ovvio che se vuole e quando vuole il Papa, come qualunque altro fedele o infedele può rivolgersi alla Madre in qualunque luogo, situazione, senza altri ausili. L’ha mostrato papa Francesco proprio in piazza San Pietro pochi minuti dopo essersi presentato alla folla (di pecoroni).

Credere può essere ragionevole, caro Odifreddi. E non dipende solo dai confini che si danno alla razionalità umana. Certamente l’intolleranza, in tutte le sue forme, e l’ho imparato in parte grazie alle scienze e in parte grazie alla religione, non è una forma di razionalità, ma la sua negazione. Chi afferma di aver ragione indipendentemente da tutto, dimentica chi è: un piccolo grumo di coscienza in un mondo molto vasto e contraddittorio. Ed è vero: talvolta la fede cieca è la strada più comoda, la fede cieca in qualcosa, sia questo un essere superiore o l’umano; la cosa più difficile, la sfida della ragione, è abitare in questo universo facendo proprio tutto quel che è umano. Compresa la possibilità, che esiste e può essere ragionevole, di non sapere tutto, che ci sia qualcosa di oltre, di altro, da conoscere.

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