Presidiando


Sono qui a casa con i miei due bimbi, segregato dall’enterite di probabile origine virale che li ha colpiti. E io sono qua, friggo per le cose che dovrei fare, non friggo perché il fritto non è consigliabile per chi ha problemi di enterite di probabile origine virale, veglio sulle cacche, le temperature, le tossi, gli orari, i programmi televisivi. Insomma, presidio.

Nell’uscire dal Dipartimento per andare a prendere il primo, ieri, ho dimenticato gli occhiali sulla scrivania. Spero di non averli lasciati puntati direttamente su Carmen, non vorrei che si sentisse osservata. Sono là, presidiano.

L’auto di mia moglie è parcheggiata a circa tre chilometri da qui, con una gomma aperta in due, dove l’ho abbandonata nel tentativo di arrivare più velocemente possibile all’asilo a prendere il maggiore che ieri aveva la febbre (e pure oggi). E’ là, davanti a un’innocua abitazione nel paese a fianco, e presidia.

Mia moglie, a sua volta, sta seguendo un corso di una cosa misteriosa che si chiama SAP (che so abitare dentro alcuni computer, e che conosco nel minimo dettaglio pur non avendoci mai messo le mai sopra, chissà come), da qualche parte vicino a Francoforte, quella sul Meno. Lei è là, presidia pure lei.

Mia mamma, che di solito è aiuto fondamentale in casi di malanni e acciacchi pediatrici, è alla fiera del libro di Londra, a presentare il suo libro. Non ho idea di quanto grande sia questa fiera, anche se mi pare di averne visto qualche scorcio in un film recente con Matt Damon che parla coi fantasmi. Ora non so se vedrà Matt Damon, comunque lei è là, coi suoi lettori passati e futuri, e presidia.

E io, seduto su una poltrona di chiare origini svedesi con un computer di evidenti ascendenze malesi me ne sto connesso con tutti quanti, dalla fiera del libro a Francoforte, dal mio ufficio dove lancio script a casaccio senza vederne l’output, a voi che leggete (ecco, mi piacerebbe anche potermi collegare con la mia macchina nel paese a fianco e magari dirle di andarmi a prendere una scatola di supposte di paracetamolo, che vanno come il pane in questi giorni), e presidio pure io.

La mia coscienza presidiante la sento un attimino gonfia, ingrossata. O forse anche lei ha messo su quel chiletto di troppo a forza di integrare con gli avanzi dei bambini, che, è risaputo, con l’enterite non è che siano proprio famelici.

Poi ogni tanto la sento, questa coscienza straripante: "ma cosa vuoi star lì a preoccuparti: vedrai che quando tutti (includendo occhiali e auto) torneranno a casa, ti metterai a dieta e la smetteremo di presidiare. Piuttosto, hai messo a lavare le lenzuola vomitose? le hai stese? hai sparecchiato? Ecco sì sì sì, poi non hai sparecchiato…".

E ha ragione, come al solito. Anche quando presidia.

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