Hit & Miss


Era l’anno scolastico 2003-04 ed ero in servizio forse nella più remota scuola superiore della provincia.

In più al pomeriggio frequentavo la SSIS in città, per cui ogni giorno mi sciroppavo la bellezza due ore e mezzo / tre ore d’auto. L’autoradio, col suo bel lettore CD, era una compagnia insostituibile.

Di Peter Gabriel sapevo vagamente qualche dato biografico, la sua uscita dai Genesis, il suo interesse per la world music. Poche canzoni, le più famose, forse “Sledgehammer”, “Don’t give up”, “Biko”, carine, ma niente che mi invogliasse ad attivarmi per approfondire.

Mi lasciai tuttavia incuriosire dal collega Soncini, un appassionato, di quelli che non si perdono un concerto. Per il mio compleanno mi feci regalare da mia sorella la raccolta “Hit”: due CD, il primo (“Hit”, appunto), contenente i grandi successi commerciali, il secondo, “Miss”, altri brani che non avevano fatto breccia nel grande pubblico ma che per qualcuno (i discografici? PG in persona?) meritavano di finire in una raccolta.

L’album rimase ininterrottamente in auto credo da novembre a giugno. E nel lettore, in quel periodo, si poteva essere certi che ci fosse uno dei due dischi. Con una probabilità significativamente maggiore per il secondo.

Poi, passato l’anno, l’album finì in casa, ascoltato più sporadicamente, ma da quando sono arrivati i bambini è stato deposto con cura e attenzione nello scaffale dei CD, tra le cose da tenere fuori dalla portata dei suddetti.

Oggi, approfittando di un momento di quiete, l’ho estratto dalla libreria. E il primo ad entrare nel lettore domestico è stato il caro “Miss”.

Un po’ un tesoro personale, condiviso in verità anche con mia moglie che approva la mia preferenza.

Li elenco un po’ tutti, i brani di questo secondo volume: “San Jacinto”, “No self control”, “Cloudless”, “The rhythm of the heat”, “I have the touch”, “I grieve”, “D.I.Y.”, “A different drum”, “The drop”, “The tower that ate people”, “Lovetown”, “Father, son”, “Signal to noise”, “Downside up”, “Washing of the water”, tutti perché non saprei quale indicare come preferito. Salvo, forse, “I grieve”, e “Father, son”, e “Signal to noise” e… ecco, appunto.

E’ il CD dei successi mancati,ma è quello che mi  è più caro, perché a ognuno posso associare memorie non tanto di eventi quanto di atmosfere, di emozioni. Un’intensità che richiede anche un volume adeguato perché ogni nota, ogni accordo, ogni battere e ogni levare, ogni scelta di strumenti e di timbro vocale, merita attenzione e udibilità; così come i testi, se ci sono.

Non voglio qui scrivere una recensione. Non sono un critico. Ma tra le cose che mi colpiscono, che mi danno cibo interiore, che mi definiscono in parte, c’è certamente anche questo “Hit” e, soprattutto e non a caso, questo “Miss”.

Perciò, visto che a volte basta anche solo il suggerimento di un collega, ecco i miei due centesimi di consiglio.

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