La mia maestra


La mia maestra era una sola e si chiamava Franca. E noi eravamo venti, forse diciotto, forse ventuno.

La mia maestra ci faceva piantare i fagioli nell’ovatta, ci faceva assaggiare il mosto cotto.

La mia maestra ci insegnava a costruire una lampada con una bottiglia, o un portaspago con la iuta.

La mia maestra ci portava in gita, ci accompagnava in settimana verde, organizzava le serate con le famiglie a mangiare il pescegatto nelle lanche, vicino a casa sua.

La mia maestra ci faceva ascoltare Stravinski, inventare la favola di Pulcinella, preparare uno spettacolo di ombre cinesi.

La mia maestra aveva i dischi e un giradischi col fruscio dentro, e una volta ci ha fatto sentire la Canzone del Piave, che sembrava arrivare da cent’anni fa: io non l’ho mai più ascoltata, ma me la ricordo talmente bene che ogni 24 maggio mi torna in mente. E mi torna in mente lei.

La mia maestra  ci insegnava le poesie, non solo quelle di Rodari, ma anche quelle di Cardarelli, ed era buffa quando faceva finta di parlare in napoletano; però ce le faceva imparare a memoria.

La mia maestra ci insegnava gli apostrofi e gli accenti, la storia e la geografia, le scienze e la matematica, tutto quanto.

La mia maestra un’estate a me, perché mi piaceva la matematica, ha dato come compito mille operazioni; e voleva che tutti facessimo un diario delle località che visitavamo durante le vacanze, con le cartoline incollate e i pensierini.

La mia maestra ci faceva leggere dei libri veri, come Cipì, non solo il libro di lettura o il sussidiario; in classe poi avevamo una biblioteca e ogni settimana potevamo portare a casa un libro da leggere.

La mia maestra aveva una mamma, aveva un marito e anche un figlio della mia età, e noi li conoscevamo: era come una mamma vera.

E infatti la mia maestra ci voleva bene. Si vedeva, si sentiva. Anche noi le volevamo bene: quando mancava eravamo tristi, anche se veniva la supplente Giovanna, che era giovane, brava e carina.

La mia maestra se n’è andata qualche anno fa, all’improvviso. Ma in quei cinque anni sono tanti i fagioli che ha piantato nella mia ovatta bagnata, e tante delle foglie che trovo oggi dentro di me, se ne seguo lo stelo giù fino alle radici, sono germogliate da quei semini di tanti anni fa.

La mia maestra era proprio brava.

2 commenti

  1. Io lo sapevo, che la tua maestra era proprio brava. Basta leggere quello che scrivi, per saperlo per certo. 🙂

    1. Troppo buona davvero. Però, se con quel che scrivo riesco a renderle merito in qualche modo, ecco, ne sono contento. 🙂

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