In paese come nel Paese


La vecchina si avvicina al vetro, saluta l’impiegata sorridente (in paese capita), passa a fatica i suoi documenti sotto il vetro.

L’impiegata prende la carta d’identità e il codice fiscale e li scrive a penna su qualche registro.

Poi si gira e digita i dati identificativi al terminale.

Poi prende il libretto e lo controlla, conta le posizioni già occupate e digita di nuovo al terminale.

Poi infila il libretto e lo infila nella stampante, digita di nuovo al terminale.

La stampante si avvia, l’impiegata riprende il libretto.

Poi prende un foglio e lo inserisce di nuovo nella stampante, digita e la stampante riprende vita.

Poi piega il libretto. E il foglio.

Poi estrae una mazzetta di contanti dal cassetto, si alza e si dirige alla macchina che conta le banconote.

Torna ed estrae una ad una le monete dalla rastrelliera, le deposita sotto il vetro.

La vecchina le raccoglie, una ad una e le infila senza contarle nel portamonete; una le sfugge e cade in terra.

Nel frattempo l’impiegata ha iniziato a contare davanti alla vecchina le banconote, ma deve interrompersi perché la vecchina si è chinata a raccogliere i venti centesimi che le sono caduti.

Riprende a contare, poi passa la mazzetta sotto il vetro, e la vecchina ripone anche queste dentro al portafogli.

Infine l’impiegata restituisce i documenti, il libretto e il foglio alla vecchina, che prende tutto alla rinfusa, saluta e si sposta, con lo sguardo di chi chiede scusa a chi dev’essere servito dopo di lei per il tempo impiegato.

Sette minuti per riscuotere la pensione. Più l’attesa. Ma tanto, bisognerà pur farglielo passare in qualche modo il tempo, agli anziani, no?

Intorno a lei, dentro all’ufficio postale, altre sei persone, quattro in fila per la stessa operazione, la guardano comprensivi. Il quinto è un giovane impaziente che deve pagare un bollettino, e non ha uno sguardo comprensivo. Il sesto sono io, sono appena arrivato, misurati i sette minuti, faccio due conti, saluto e me ne vado.

Fuori dall’ufficio, altre quattro persone, una è l’accompagnatrice di una delle vecchine sedute all’interno, parla in un italiano stentato con un’altra signora che sta fumando una sigaretta. Gli altri due sono due uomini, che parlano tra loro, in disparte.

Il paese è una frazione tradizionalmente di sinistra, come tante nella “rossa” Emilia. Ma i due si dicono che, in fondo, “lui, nel male, aveva fatto bene”, “alla fine era socialista anche lui”, “ah, a quei tempi tutto filava liscio”.

Un ufficio postale di paese come rappresentazione esemplare della rovina del Paese.

2 commenti

  1. Questo è il vero problema di noi italiani… aspettiamo sempre l’intervento di qualcuno che ci tolga il fastidio, che faccia al posto nostro. Pur di non avere rotture di @@ siamo dispoti a leggittimare chiunque, anche un dittatore!

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