Le pasdaran nostrane


Qualche giorno fa, in una sala d’aspetto, mi sono sorpreso ad ascoltare la conversazione tra due donne, direi all’incirca mie coetanee (nonostante gli evidenti sforzi per nasconderlo).

Mi ha strappato alla mia lettura un accenno di una delle due alla scuola materna del figlio, e così ho appreso che la signora in questione, dovendo scegliere tra le scuole materne A e B, ha preferito la B perché nella A la mensa non garantiva prodotti biologici. “Pensa, davano il pangasio!”, ha concluso, e l’altra ha commentato con  un “Nooo!”.

Ora, io il pangasio poi sono andato a vedere cos’è: è un pesce. Non l’avevo mai sentito nominare, e non ho idea di quale sia il peccato terribile di cui si è macchiato. Ma dev’essere stato davvero incredibile, visto che entrambe le donne mi sono sembrate assolutamente scandalizzate del fatto che possa essere rifilato a dei poveri bambini tra i tre e i sei anni.

Nel rituffarmi nella mia lettura, ho notato che il giovane di fronte mi guardava con l’espressione di chi commenta il dialogo che avevamo entrambi seguito con un muto “azz!”. Ho sorriso e proseguito nella lettura.

Ne sono stato distratto poco dopo dal seguito della discussione sul biologico. Ho sentito che le due donne concordavano categoricamente sul fatto che sia indispensabile utilizzare prodotti biologici. Al ché, una delle due, la stessa del pangasio: “ma c’è tanta disinformazione… ad esempio, questa storia dell’alfatossina (sic) nelle farine bio…”. L’altra: “sì, ho sentito… ma è vera?”. La prima: “nooo! ti mando un articolo che ho trovato su internet, sono i produttori delle farine trattate che mettono in giro queste balle…”. Effettivamente, della “alfatossina” io non avevo mai sentito parlare, ma delle aflatossine sì, e per ciò che ne avevo sentito dire avevo pure cercato di informarmi; diciamo che la possibilità di un complotto dei produttori di farine trattate (ma trattate come?) resta sempre possibile, ma qualche fondamento un po’ più scientifico forse ero riuscito anche a trovarlo.

E subito dopo hanno attaccato coi vaccini. Qui io ho chiuso il libro, ho appoggiato il gomito sul bracciolo e il mento sul palmo della mano, come uno spettatore vero e proprio. Hanno semplicemente fatto l’elenco delle vaccinazioni che hanno fatto saltare ai propri figli, da quelle facoltative a quelle obbligatorie con vari stratagemmi. Senza spiegazioni, era chiaro ad entrambe il fatto che quello era, senza se e senza ma, il corso naturale degli eventi per chi vuole il meglio per i propri figli.

Mi è venuto da sorridere, ma a ripensarci il sorriso un po’ si spento.

Avrei detto:

  1. liberissime di fare quel che vi pare (e che è legale) con i vostri figli;
  2. ma un po’ di cautela, di dubbio, di senso critico, no? Non dico che le vostre fonti siano sbagliate, che le informazioni fasulle, le conclusioni sbagliate. Ad esempio, per il pangasio, l’ascoltarvi mi ha incuriosito, e cercherò informazioni se non altro sul motivo per cui questo pesce goda di una pessima reputazione presso le pasdaran del biologico. Sulle aflatossine a me pare di aver capito che non si tratti di un pericolo specifico delle farine biologiche, ma che riguarda tutte le farine; casomai indicano come il “biologico” in senso stretto non sia sufficiente a limitare i rischi per la salute, visto che queste tossine derivano dall’azione di funghi e non dall’inquinamento umano; forse di questo sono colpevoli, di lesa maestà nei confronti del “bio”, ma etichettare l’esistenza di noti agenti cancerogeni come disinformazione frutto di un complotto dei temibili “trattatori di farina”, mi sembra stupido. La questione dei vaccini è complessa (certo, possono far male, nessun trattamento medico è esente da rischi; ma hanno salvato e salvano anche milioni di vite, e questo è un fatto), e trovo sia un insulto all’intelligenza adottare per partito preso la posizione oltranzista “no ai vaccini” quanto quella “glieli faccio fare tutti dal primo all’ultimo”, sulla base di informazioni per forza di cose parziali e contraddittorie.
  3. è chiaro che alla fine delle scelte vadano fatte. Ma nessuno ha gli elementi per dire che la scelta fatta sia in assoluto quella giusta e le altre sono sbagliate. Nemmeno il pediatra-guru, che hai scelto proprio perché sapevi che ti avrebbe detto certe cose, è in grado di darti la verità (se scegli il rappresentante del Folletto, ti dirà che è il Folletto quel che ti serve, no? ma ha ragione?): la scienza, sui tempi lunghi, procede per consenso, non per autorità: se una posizione è corretta e fondata, a lungo andare si impone e non tramonta come una qualunque moda, se il pediatra-guru esprime posizioni di minoranza oggi come dieci anni fa è assai probabile che non c’entri il complottare delle case farmaceutiche, ma piuttosto l’infondatezza delle sue posizioni.
  4. Per questo se ti fidi, non fidarti ciecamente. Prendila come una scommessa, non come una crociata. Per ogni informazione che tu trovi su internet, esiste sempre uno più esperto di te che ti trova un libro di informazioni che puntano nella direzione opposta, ricordatelo quando ti sale l’estremismo, non ti chiudere nella rassicurante e ridicola nicchia di quelli che si incontrano per darsi ragione e dire che tutti gli altri non hanno capito niente o sono in combutta per negare l’evidenza.
  5. E ricordati che tuo figlio, tua figlia non sono te, sono altre persone e faresti bene non a chiudergli la mente in una gabbia di precetti basati sui tuoi più o meno fondati giudizi, ma ad aprirgliela nel cercare e ricercare, nello sconfiggere tu per prima e con loro quando sono in grado di capirlo, la superficialità e l’estremismo.

Non gliele ho dette, queste cose. Temo che sarebbe stato inutile.

Un commento

  1. Avrebbero meritato questo saggio commento!

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