Basta!


Qualche mese fa la squadra del Milan aveva abbandonato il campo durante un’amichevole per i cori razzisti contro uno dei suoi giocatori, Boateng. I commentatori si erano divisi, ma mi è parso di notare una maggioranza, che comprendeva anche figure istituzionali del mondo del calcio, che proponeva l’idea che col razzismo non si scherza, che è ora di smetterla di minimizzare, e di cominciare ad essere intolleranti di fronte a certe manifestazioni di stupidità.

Perché è ora di finirla? Perché non si può più fare nemmeno una battuta? Il politically correct è davvero così importante?

Il vaiolo è una malattia considerata eradicata dal pianeta dal 1980. Non c’è più. Per debellarla è stato usato il vaccino. Io il vaccino non l’ho fatto, ma ricordo che ogni volta che vedevo mia madre e mio padre in maniche corte mi trovavo a stupirmi del fatto che avessero sulla pelle il suo marchio. E quelli della loro età, ma anche solo quelli un po’ più “vecchi” di me ce l’hanno tutti. E in tutto il mondo. E’ stata una campagna globale, iniziata alla fine del 1700, e ha dato i suoi frutti: il vaiolo non esiste più. Se i governi, le autorità sanitarie, non l’avessero presa seriamente, ma sì, facciamolo, per chi vuole, quando si vuole, probabilmente oggi in alcuni paesi del mondo, verosimilmente quelli più poveri, ci sarebbe ancora chi muore di vaiolo.

Il razzismo è una malattia. Ha fatto morti: guerre, stermini etnici, olocausti, ha giustificato la messa in schiavitù di intere popolazioni, discriminazioni, espropri, ingiustizie di ogni genere. L’umanità, nelle poche sedi che ha per esprimersi sui diritti universali, si è espressa chiaramente: è una malattia da debellare.

Ed è una malattia i cui effetti, in chi ne è affetto, comprendono una sorta di anestesia: il razzista non è in grado di capire il danno che fa, non sa rendersi conto delle ferite che provoca, non vede in chi offende una persona che si offende, ma solo l’oggetto del proprio disprezzo.

Mentre il disprezzo, la discriminazione, l’oggettificazione sono offese che si accumulano, che si vivono anche per interposta persona. Chi riconosce di avere una caratteristica A (su cui non ha, magari, nessun controllo né alcuna responsabilità), per un sano ed umanissimo sentimento che si chiama solidarietà, vive sulle proprie spalle ogni insulto perpetrato a ogni altra persona a causa della stessa caratteristica A. E magari è sensibile anche al disprezzo per le caratteristiche B, C e D, che non lo riguardano, ma per cui il tratto comune con la A è proprio la discriminazione.

Una battuta contro un portatore di handicap, offende, preoccupa, colpisce tutti i portatori di handicap, le loro famiglie, chi è amico; ma anche chi, per spirito di solidarietà umana vorrebbe una società in cui nessuno viene offeso per ciò che è, e, in ultima analisi, l’intera umanità, che si è espressa in questo modo:

Art. 1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

(Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Assemblea Generale delle Nazioni Unite, 10 dicembre 1948)

Una battuta sul colore della pelle o sulla fisionomia riporta in scena una delle peggiori tragedie che la famiglia umana ha scritto nella sua storia, una tragedia di cui i carnefici non hanno pagato il conto e in cui le vittime non hanno avuto giustizia, su cui gli eredi dei primi sono chiamati a riflettere e quelli dei secondi a pretendere che non si possa più ripetere, e tutti insieme a vigilare.

Non sarà facile come debellare il vaiolo. Ma proprio per questo non ci si può accontentare di una campagna tiepida.

Una battuta razzista non è accettabile, non è tollerabile.

Una battuta razzista non è solo una battuta, è un focolaio di una malattia mortale che deve essere debellata.

Una battuta razzista pronunciata da un rappresentante delle istituzioni è doppiamente inaccettabile, perché infetta l’istituzione rappresentata.

Non è come rubare o corrompere, per quanto reati di questo genere nelle istituzioni siano certamente da sradicare. E’ proprio su un altro piano: è calpestare la dignità delle persone, è renderle oggetti, disconoscerne sensibilità e ragionevolezza, ucciderne l’umanità.

E se non possiamo che condannare il fatto, rimandando alla legge le eventuali sanzioni alla persona del cittadino ordinario, abbiamo il dovere di pretendere che le istituzioni non siano macchiate da questo marciume infetto. Abbiamo il dovere di rimuovere, e le nostre istituzioni per non essere complici condividono questo dovere, chi offende in questo modo l’umanità che ci accomuna.

Basta!

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