Comprare vestiti


E’ una cosa che non sopporto. Sto male fisicamente.

Il mio angolo d’inferno, se mai dovessi finirci, lo immagino nella cerchia degli accompagnatori di acquirenti di vestiti.

E anche se devo comprare per me, è un supplizio. O so esattamente cosa devo prendere, e mi ricordo esattamente la mia taglia (il che significa che mi sono ricordato di guardarla sulle targhette al mattino vestendomi), e so che nel tal negozio, con parcheggio a lato, è stato avvistato il capo nella taglia esatta e nel colore desiderato, oppure preferisco il dentista.

Credo che ci sia di mezzo la netta percezione di perdere il mio tempo per qualcosa che mi interessa ben poco. Non è ovviamente un giudizio nei confronti di coloro a cui invece il vestiario interessa: io son fatto così e non vedo per ora nessun motivo per cui debba forzarmi a cambiare.

Martedì scorso sono entrato in un famoso grande magazzino in un famoso centro commerciale di una famosa città. Da solo, speditovi da mia moglie che mi aveva irretito tornandone con alcuni pezzi acquistati per me, dal prezzo contenuto, di mio gusto e della taglia giusta.

Io, più  che altro per accontentarla e per farmi una passeggiata da solo usando i mezzi pubblici della metropoli in questione, ho accettato.

Ho trovato i pantaloni: del colore che mi piace, della foggia che mi piace, della misura che porto, e non solo: per la prima volta in vita mia ho comprato due paia di pantaloni lunghi che posso indossare domani senza chiedere a qualcuno di ritoccare un solo orlo.

Senza dover chiedere, farmi consigliare, ascoltare le teorie più strampalate su cosa va quest’anno e cosa non va, sul perché il modello che piace a me non ce l’hanno visto che andava di moda ai tempi dei cannoni di Navarone e via dicendo.

E ci ho messo più tempo a fare dieci fermate di doubledecker che a scegliere il tutto.

Orbene, ringrazio i due eponimi di detta catena inglese di supermercati, chiunque essi siano, per avermi parzialmente riconciliato con lo shopping. Non che lo shopping mi piaccia: semplicemente mi hanno reso semplice l’entra-prendi-paga-esci-nel-minor-tempo-possibile.

Visto che Stratford City non è esattamente dietro l’angolo, devo solo informarmi se riesco a far la spesa online e farmela recapitare a casa in Italia. Comprare vestiti potrebbe rivelarsi non più roba da gironi ma da cornici (non esageriamo coi cieli, dai).

In ogni caso, le targhette con le taglie, le ho messe sullo scaffale, non si sa mai.

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Un commento

  1. Questo post sembra scritto da me. Le prime tre righe, poi, rispecchiano alla perfezione il mio rapporto con lo shopping. Per quanto mi riguarda, comprare per me è molto peggio che accompagnare gli altri. Ogni volta che entro in un camerino inizio a grondare sudore, anche perché mi sembra che tutti i camerini hanno queste luci forti, tipo solarium; veramente una specie di inferno. Dopo 10 minuti di shopping mi prende il mal di testa, perdo la cognizione del luogo in cui mi trovo e mi serve qualcuno che mi aiuti ad orientarmi. Quindi felicissimo per te se hai trovato la soluzione….

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