La differenza tra Katrina e Nefertari


I primi, e per lungo tempo gli unici, fenomeni meteorologici ad essere “battezzati” con un nome di persona sono state le tempeste tropicali nordatlantiche.

Nella zona tropicale a nord dell’equatore, durante la cosiddetta “stagione degli uragani”, che va grosso modo da giugno a novembre, si formano sull’oceano (Atlantico, Pacifico, Indiano, la dinamica è la stessa, i nomi diversi) le cosiddette depressioni tropicali. Brutto tempo sul mare, sostanzialmente: nessun nome di persona. Nel momento in cui scrivo ce n’è una in mezzo all’Atlantico del nord, a 850 miglia dalle isole Sopravento (mai sentite? ma che pirati siete?), in direzione ENE. Il National Hurricane Center stima nel 20% la probabilità che questa depressione possa trasformarsi in qualcosa di più consistente nelle prossime 48 ore.

Queste depressioni possono strutturarsi in tempeste tropicali: si mettono a girare su se stesse, a richiamare aria al suolo (beh, a pelo d’acqua) verso l’interno, a spararla raffreddata verso le zone alte dell’atmosfera e usando il calore sottratto all’aria calda e al vapore che condensa in pioggia per muovere masse enormi d’aria a velocità notevoli. Quando queste velocità superano i 120 km/h, i cicloni assumono il nome di uragani nell’Atlantico e nel Pacifico americano, tifoni nel Pacifico asiatico, tempeste cicloniche nell’Indiano e nella zona dell’Oceania. Ciò che permette la formazione di questi giganteschi aspirapolveri oceanici sono la rotazione terrestre, le differenze di pressione dell’aria, il calore accumulato dall’acqua dell’oceano, la diversa densità degli strati dell’atmosfera. Tempeste tropicali, uragani, tifoni, tempeste cicloniche: a questi fenomeni, per lunga tradizione iniziata nelle isole dei Caraibi (si dava loro il nome del santo del giorno in cui questo colpiva), si dà un nome.

Si tratta di fenomeni su scale enormi, dell’ordine del migliaio di chilometri di diametro, in termini di dimensioni. E’ difficile stimarne l’energia complessiva o la potenza. Nel sito della NOAA sono descritti due modi di calcolare la potenza dissipata da un uragano di medie dimensioni, cioè la quantità di energia rilasciata ogni secondo, e la stima è paragonabile, se non superiore, alla somma delle potenze  sviluppate delle centrali elettriche di tutto il mondo. Un baby uragano.

Se volete sapere chi sceglie i nomi, trovate su geology.com questa informazione: si tratta delle autorità cui i Paesi minacciati ogni anno da questi fenomeni meteorologici hanno affidato la vigilanza e i servizi di sensibilizzazione e allerta.

Perché le tempeste tropicali, gli uragani, i tifoni nascono sull’oceano, ma si spostano. A volte non “toccano” terra se non quando, ormai lontani dalla zona equatoriale, si sono indeboliti e non portano che piogge torrenziali e venti forti. Ma altre volte causano devastazioni e morte. I nomi degli uragani nordatlantici sono su sei liste che si ripetono, appunto, ogni sei anni. Ma alcuni nomi vengono “ritirati”: Katrina non verrà mai più usato. Per non urtare la sensibilità di chi ha perso un caro, la casa, ha avuto la vita sradicata dal passaggio di quel terribile ciclone nel 2005.

Nefertari. Attesa domenica, o sabato. Un ciclone mediterraneo è un ciclone extratropicale, qualcosa a cui siamo abituati da ben prima dei tempi del colonnello Bernacca, che l’avrebbe chiamata “perturbazione”; è un motore termico un po’ meno sofisticato ed efficiente, il cui funzionamento si basa principalmente sulle differenze di temperatura e di punto di rugiada. Di potenza almeno cinquanta volte inferiore al baby uragano di cui sopra, non è impossibile che produca danni e mieta vittime. Sicuramente produrrà disagi, sia perché rispetto ai tempi di Bernacca le perturbazioni possono in realtà essere diventate più intense in media, sia perché nel nostro Paese la situazione dal punto di vista idrogeologico è assai precaria. Ma se il territorio è devastato, basta una pioggerella per causare frane, non è necessaria la regina d’Egitto.

Io non so chi li dia, da noi, questi nomignoli. Probabilmente qualche sito di previsioni che vuole così affermare una preminenza sui concorrenti. Mi dà un po’ fastidio. Katrina, Andrew, Sandy erano bestie di cui aver paura, che avrebbero fatto danni anche se tutte le forme di allerta avessero funzionato perfettamente. Se il maltempo di domenica farà danni, è molto facile che sia colpa di chi non si è preso cura del proprio orto. Perché sarà qualcosa di probabilmente non molto più intenso del normale, e a cui sicuramente in altre parti del mondo sono già abituati senza bisogno di scimmiottare usi antichi che si sono affermati per esorcizzare la paura di eventi effettivamente di altra scala.

Ecco perché, scusate, visto che vanno di moda i boicottaggi, io boicotto Caronte, Nefertari e tutti gli altri nomignoli che alle nostre latitudini trovo siano solo ridicoli.

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