In Italia non conviene


Titolone di HuffPost: in Italia non conviene studiare.

Leggo sotto: “L’Istat fotografa una realtà inquietante: ci sono più giovani disoccupati tra i laureati che tra i diplomati”.

Quindi, suppongo, meglio non studiare perché studiando si rischia di laurearsi e la probabilità di finire tra i disoccupati aumenta.

Basta leggere l’articolo per capire che forse il titolo non è dei più felici. Guardando che tipo di lavori trovano i diplomati e i laureati, dove, con che stipendi, dopo quanto tempo, la non-“convenienza” risulta abbastanza discutibile.

Bella l’associazione “studiare” – “laurearsi”. Come se il fine dello studio fosse il titolo.

Bella soprattutto la deduzione logica: se oggi ci sono più disoccupati (in termini relativi, tra l’altro) tra i laureati che tra i diplomati, allora chi si ferma al diploma avrà più opportunità di lavoro.

In effetti il problema in Italia è proprio che ci sono troppi laureati. Anzi, troppa gente che ha studiato, che ha imparato qualcosa. Il problema è proprio che c’è troppa gente che sa interpretare la complessità di un tempo difficile da capire e non si ferma a giudizi superficiali, da quattro chiacchiere in compagnia. Il problema in Italia è proprio l’eccesso di professionalità, di conoscenze, di competenze. Il problema in Italia è che c’è troppa gente in grado di vedere in lungo e in  largo, invece di occuparsi unicamente dei propri interessi. Il problema in Italia è che c’è troppa gente che sceglie sulla base delle proprie passioni, dei talenti, piuttosto che fare, come si dovrebbe, diciamocelo, unicamente sulla base di quanto ne guadagnerai, e, magari, di quanto ne guadagnerai in più rispetto ai concorrenti.

In Italia non conviene studiare. Evidentemente. Meglio non provarci nemmeno a costuire gli strumenti per capire la realtà, per intervenire su di essa. Meglio lasciare che qualcun altro cerchi informazioni per noi, tanto su google c’è tutto, che qualcun altro decida, pensi, agisca. Ma anche quando dobbiamo studiare, perché c’è quella seccatura dell’obbligo scolastico, meglio non studiare affatto, meglio dire ai nostri figli di preoccuparsi di altro: del voto, del voto del compagno di banco, di quanto prende l’insegnante per spiegare così male che poi ti tocca anche fare i compiti per prendere nove. Meglio presentarci al “mondo del lavoro” come ti vogliono loro: capace di fare quelle due tre cose che servono e per il resto pochi grilli per la testa. E se si dovrà andare all’estero, meglio andarci con le pile scariche, senza aver studiato troppo, non vorrai mica passare per quell’antipatico di italiano che frega il lavoro agli indigeni, no?

Secondo me chi ha scritto il titolo, comunque, è un laureato. E lavora all’HuffPost. Forse poteva studiare un pochetto di logica in più. Poteva essere conveniente.

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