L’ora di ricevimento


Ieri, dopo la pausa per gli scrutini e le altre esigenze organizzative della scuola, ho avuto la mia prima ora di ricevimento dei genitori.

Deserta.

Mettiamoci il blocco del traffico del giovedì, mettiamoci le difficoltà che oggi più che quattro anni fa i genitori possono trovare nell’ottenere un’ora di permesso lavorativo per venire a colloquio, mettiamoci il fatto che matematica non è considerata una materia fondamentale al classico, mettiamoci dentro tutto, la cosa mi ha però dato un leggero fastidio e mi ha posto un interrogativo.

Le premesse: l’insegnante di matematica è cambiato a gennaio, con gli scrutini intermedi; gli alunni o i genitori di alunni con necessità particolari si sono comunque fatti vivi anche al di fuori dell’orario di ricevimento per far presente tali necessità e prendere contatti, e sono stati i benvenuti, ovviamente; il registro elettronico permette comunque ai genitori di conoscere giorno per giorno, o settimana per settimana, a seconda della rapidità dei docenti nell’aggiornarlo, la situazione dei voti.

Proprio quest’ultimo fatto mi ha suscitato una domanda: non è che ai genitori, per caso, interessino solo i voti, che possono ora leggere da casa sui loro tablet?

Domanda retorica, ovviamente: alcuni genitori effettivamente danno questa impressione, e non da oggi. Forse però questa possibilità offerta dalle tecnologie, il registro elettronico consultabile da casa (dico forse, è passato effettivamente solo un colloquio andato buco e con tutte le circostanze già menzionate), asseconda questa tendenza e rende il colloquio un lusso, un “di più” che chi può evitare evita?

Laddove invece io ci terrei a conoscere i genitori dei miei alunni. Per il semplice motivo che ritengo, ma forse è un’idea un po’ romantica, un po’ démodée e da pacca sulle spalle, che stiamo lavorando insieme. Mi piacerebbe che si avvertisse, e che avvertissi io pure, come ho avvertito e avverto nei confronti degli alunni i cui genitori sono invece venuti “fuori orario”, che c’è un gioco di squadra nel campo educativo nei confronti di queste ragazze e di questi ragazzi.

Mi piacerebbe, in sostanza, che questa ora di ricevimento fosse avvertita come un’opportunità per me e per i genitori di lavorare meglio e insieme. Mi piacerebbe che fosse l’occasione di un feedback reciproco, che in questo caso serve a me prima di tutto, ultimo arrivato, su quello che si fa, che si dice, che si è nella relazione con le classi e con le persone che le compongono.

Ecco il senso di fastidio: ho conosciuto i ragazzi, ormai so i nomi o i cognomi di tutti, conosco alcune delle loro difficoltà, dei loro punti di forza, dei loro atteggiamenti nei confronti delle mie materie e della scuola in generale. Avrei bisogno di altre informazioni, ora, così come probabilmente, (per forza di cose e non necessariamente in positivo) sto anche fornendo altre informazioni ai ragazzi rispetto a quello che chi mi ha sostituito ha fatto per tre mesi: sentiamoci, parliamone, va bene, non va bene, come possiamo fare?

Bene, forse mi sto fasciando la testa prima che questa sia rotta: meglio così se è stata solo la paura dei vigili che controllano se viaggiano a metano o se inquinano a tradimento proprio al giovedì, a trattenere uno stuolo di genitori (e con oltre centocinquanta alunni, posso parlare di stuolo) dal venire a incontrarmi. Vedrò nelle prossime settimane.

Però l’interrogativo rimane, e il desiderio di conoscere questi genitori pure…

5 commenti

  1. Io sono molto drastica. Ho l’impressione, e vale per gli asili come per le elementari, medie, ecc, che la scuola sia diventata un posto comodo dove “parcheggiare” i figli sapendo che c’è qualcuno che bada a loro. La comodità di vedere i voti da casa non dovrebbe mai sostituire il colloquio con il professore dove, oltre al voto, si dovrebbe parlare anche di comportamento, di educazione, di carattere, di problematiche, di possibilità per il futuro. Questo atteggiamento dei genitori è, oltre che poco educato nei confronti del nuovo professore, decisamente menefreghista nei confronti dei loro figli e la dice lunga su certi atteggiamenti che ritroviamo nei ragazzi di oggi. La macchina non può sostituire il rapporto umano e i colloqui non possono essere sostituiti da un rendiconto visualizzato sul tablet.

    1. Sono d’accordo con parecchie delle cose che dici. Lasciamo il beneficio del dubbio, per ora? 🙂

  2. Il fatto è, detto da mamma di una bambina che pur essendo in 2° elementare ha già visto passare ben 7 maestre/i, che quando si parla con gli insegnanti a volte (spesso?) si ha l’impressione che a loro non interessi proprio un bel niente di sapere qualcosa di più sui loro allievi, e tantomeno di raccontarne. Ci si trova davanti una persona un po’ scocciata che dopo aver detto “ha sbagliato il test di italiano – legge un po’ meglio – le tabelline non sono più un problema insormontabile” (cose di cui credo che qualsiasi genitore sia in grado di accorgersi da solo, con o senza registri elettronici) trovano una perdita di tempo inutile le proposta di affrontare insieme il problema del rifiuto totale alla lettura libera, magicamente spuntato all’improvviso in una bambina che già a 5 anni aveva sempre il naso nei libri, o la difficoltà a giocare con le compagne, o il terrore ad andare in bagno “perché le grandi ci chiudono dentro”….sono solo all’inizio della mia carriera di “mamma di studentessa” e spero di incontrare prima o poi insegnanti che credono nel ‘gioco di squadra educativo’, evidentemente qualcuno c’è, ma ammetto che se continua così probabilmente tra qualche anno sarò tra quei genitori che ci pensano 3 o 4 volte prima di prendersi una super-ramanzina dal titolare per avere un permesso per andare dai prof…

    1. Mi dispiace leggere di queste esperienze. La mia esperienza di genitore è più acerba e si limita a tate di nido e maestre dell’infanzia, ed è completamente opposta, ma capisco che il mio possa essere un caso fortunato, o, più semplicemente, che le realtà dipendono molto dal territorio, città o provincia, nord o sud, e via dicendo.
      Dire che tra gli insegnanti ci sono persone motivate e demotivate come in ogni professione serve a poco, a mio parere. Serve di più non rinunciare, e lo dico nella mia duplice veste, richiamare chi non lavora bene alle proprie responsabilità, anche in modo gerarchico, informarsi e scegliere con oculatezza, eventualmente cambiare classe, scuola. Ma ancora di più, credo, farsi forza a vicenda, sostenersi tra chi ancora ci crede nonostante tutto, da una parte e dall’altra della cattedra. In bocca al lupo!

  3. Per la cronaca, il secondo giovedì non è andato deserto. 🙂

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