La paura della novità


E’ un mantra dei riformisti (nelle cui schiere, politicamente parlando, dovrei collocarmi pure io) di questi giorni: non bisogna aver paura della novità.

Parlando di scuola, della “buona scuola”, mi sembra di capire che chi vuole assecondare la riforma non ha paura delle novità, mentre chi si oppone è per paura della novità.

E’ certamente una posizione comoda a chi propone una riforma, quella di suggerire che chi è a favore è dalla parte della razionalità, mentre chi è contro è irrazionale (la paura, signori, la paura!).

Io appartengo a una categoria, a una sottocategoria, a una sottosotto… molto conservatrice. Giocano molti fattori, non ultimo il fatto che le novità negli ultimi vent’anni o giù di lì sono stati, invariabilmente, delle mazzate: sia dal punto di vista personale (contratti bloccati, scatti di anzianità bloccati, norme ad minchiam sul pensionamento, e via dicendo), sia dal punto di vista dell’efficienza e dell’efficacia del lavoro, del supporto sociale del datore di lavoro, lo Stato, ai dipendenti, della totale incapacità del datore di lavoro di tutelare i lavoratori capaci e ligi al dovere nei confronti dei comportamenti scorretti o illegali di altri lavoratori furbetti, incapacità sancita dai provvedimenti punitivi erga omnes.

E allora il mantra: tutto sta per cambiare, non bisogna aver paura della novità.

Io avrei qualcosa da dire. In parte l’ho già detto nelle righe sopra.

  1. La paura della novità è sacrosanta: è un meccanismo di difesa rispetto alla perdita di sicurezze.
  2. Di fronte a qualunque persona che ha paura, dire “non aver paura” è utile più o meno quanto consigliare di infilarsi le mani in tasca.
  3. La paura della novità c’è, in particolare, in chi dalle novità è stato ripetutamente fregato.
  4. La paura della novità non si sconfigge con consigli più o meno insensati, ma mostrando che la particolare novità di cui si sta parlando non è pericolosa.

Allora, per favore, piantiamola con questo atteggiamento zen del piffero, “paura non paura abbandoniamoci al panta rei”:

  • chi si oppone può avere ragioni dettate dalla paura, ma può anche aver pensato ragionevolmente bene, fatto calcoli non solo sulle proprie tasche ma anche sulla tenuta del sistema scolastico italiano;
  • a quelli che semplicemente hanno paura della novità, riconosciamo che hanno pienamente ragione, che dopo vent’anni di riforme abortive dettate solo da motivazioni contabili, lo status quo è meglio di qualunque altra pessima novità;
  • e se ci sono effettivamente buone nuove, facciamole maturare, convincendo della loro bontà non con slogan cretini ma con sperimentazioni serie, non legate al colore del governo, ma alla solidità di chi lavora ogni giorno in classe indipendentemente dal colore del governo.

Tanto per interrompere la tradizione di prendere pure per il culo chi per spirito di servizio non si lamenta forte delle sberle che becca ogni giorno.

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2 commenti

  1. Michele Zanolin · · Rispondi

    Ciao Alessandro,
    grazie. In italia (anche se adesso io non ci sono) abbiamo bisogno di più teste
    oneste e lucide che si alzano, parlano e coordinano.
    un caro saluto
    Michele

  2. […] mi pare legittime, di una categoria professionale che negli ultimi vent’anni è stata sonoramente bastonata (e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti, e Lei stesso ne ha diverse volte parlato), […]

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