Amici riemersi


Un giorno, per puro caso, trovi su internet un indirizzo email con un nome famigliare. Ti chiedi “ma sarà proprio…?”, e fai qualche ricerca. Forse trovi una foto, forse sono i dettagli che ricostruisci. E’ proprio…, e ne sei felice.

No, dico: “felice”. Di quella felicità che provi quando aprendo una scatola da troppo tempo nascosta, ritrovi il tesoro di una vita fa, la conchiglia che ti riporta su una spiaggia che ti apparteneva un tempo, il sassolino con cui giocavi nell’infanzia di ciò che sei oggi.

E allora scrivi. Come va, cosa fai, eccetera. Sperando che un pochino della felicità provata sia ricambiata abbastanza da meritare un messaggio di risposta.

Ma poi ti domandi: ma perché? La memoria ti soccorre, e riporta alla mente episodi semplici, in cui l’amico poi perduto metteva semi nel tuo campo. Ti rendi conto, infine, che il tempo ha fatto ciò che sa fare meglio: ha distillato. E sono rimasti i semi più resistenti, gli aromi più persistenti, quelli che allora, forse, non conoscevi ancora, o non riconoscevi, in mezzo ai sapori reali, ma che hanno ormai ottenuto l’attenzione nel tempo trascorso, che hai potuto gustare e preferire. Le melodie udite allora distrattamente dall’amico, sono diventate nel frattempo il canto che ti accompagna ogni giorno.

Non provi rimorso per il tempo della lontananza: non era evitabile.

E forse, qualche volta, capita anche che l’amico risponda. E capisci subito, allora, se il distillato è buono, se la tua memoria ha trattenuto tratti veritieri, o magari se, pur così, il tempo trascorso ha lasciato segni pesanti sul volto una volta famigliare e ora non più. Capisci subito se ti sei inventato un amico immaginario, se è proprio lui, se è lui ma nel frattempo è cambiato.

E poi è possibile che vi incontriate. Per caso o su appuntamento, a casa o in autobus, in piazza o all’aeroporto, sotto la pioggia o davanti a un caffè.

E se… e se… e se… la coincidenza di casi si fa stretta. E così raramente può accadere, e forse lo fa, che ci si trovi vicini dopo anni di lontananza che sembrano giorni, perché qualcosa di conosciuto allora, reciprocamente, non è invecchiato.

L’amico riemerso da un lungo tuffo nella storia è qualcosa che stenti a chiamare caso fortuito, qualcosa di vecchio e nuovo allo stesso tempo, un regalo di freschezza e sicurezza, un bel dono della vita, per cui provi solo gratitudine.

Un dono che hai ricevuto anche tu?

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