In cucina


A me cucinare piace. Normalmente non ne escono schifezze e occasionalmente (e forse non del tutto casualmente) i risultati provocano reazioni di apprezzamento nei commensali, di solito moglie e figli.

In realtà quella di cucinare è per me un’attività rilassante e soddisfacente (oltre ovviamente ad essere un modo creativo per evitare il bagnetto dei bimbi, ma questo non bisogna dirlo).

Ho sempre guardato con sospetto alle trasmissioni televisive sulla cucina. Prima di tutto per il loro recente moltiplicarsi su tutti i canali. Poi perché io non amo la TV, sono un disastro, non mi ricordo mai gli orari e le trasmissioni a puntate per cui nutro un minimo di interesse le perdo regolarmente.

Invece sto trovando molto utili le ricette pubblicate da una nota rivista specializzata e una serie di volumetti curati dalla stessa rivista e che escono settimanalmente con un quotidiano dalle pagine lievemente tinte di rosa.

Tanto utili che ho deciso, in via sperimentale, di programmare settimanalmente la realizzazione di un piatto (che sia un antipasto, un risotto, un contorno, comunque uno) ogni giorno tratti da questi volumetti.

Con quali vantaggi?

  1. Le ricette sono ottimamente spiegate e producono di solito buoni risultati, e quindi prima di tutto ci guadagniamo tutti un tocco di gusto in più. Si aggiunga che le ricette sono sempre catalogate anche in base all’impegno digestivo e dietetico richiesto all’organismo che ne assume il risultato finale, e questo in qualche modo sembra evitare un possibile sovraccarico.
  2. Facendo una programmazione settimanale della cucina, e della spesa di conseguenza, si riesce ad avere un’alimentazione varia, più ricca degli alimenti che improvvisando più facilmente vengono trascurati (nel nostro caso, le verdure); si riesce anche a sprecare meno, perché si comprano ingredienti già orientati ad un utilizzo.
  3. Io imparo tantissimo. Tecniche, ingredienti, abbinamenti: seguendo una guida dettagliata e precisa ho una chiara percezione del mio apprendimento.
  4. I bimbi sono esposti a una maggiore varietà di sapori e di alimenti, e questo è un bene per la loro crescita.
  5. Si ha un maggior controllo sulla qualità di ciò che si mangia, e a un livello più basso. Un esempio: volendo fare la maionese, ieri al supermercato ho saltato la corsia delle salsine e sono andato dritto a quelle degli ingredienti; la maionese me la farò in casa usando succo di limone, olio e uova acquistate nella qualità e quantità che mi interessano, senza additivi, riducendo anche gli imballaggi.
  6. E’ pur vero che in particolari condizioni di stanchezza (più frequenti) o di estrema pulizia e ordine della cucina (molto più rare) la tentazione di uscire e andare a mangiar fuori si fa sempre sentire; ma la sola esistenza del programma settimanale, che comprende anche, ad esempio, lo scongelamento degli ingredienti fin dal mattino o l’acquisto di verdure e altri cibi deperibili, oltre alla curiosità nei confronti delle ricette in programma, in qualche modo pongono un freno alle uscite in pizzeria o al ristorante e contribuiscono in modo apprezzabile al pareggio di bilancio familiare.

C’è da dire che me lo posso permettere, nel senso che quell’oretta tra le sei e le sette di sera posso dedicarla, grazie alla disponibilità di mia moglie, a cucinare senza grosse distrazioni, mentre normalmente rimando al fine settimana la preparazione di piatti più complessi la cui preparazione è più lunga.

Noto anche un aspetto educativo nel fatto che i miei figli vedano (come del resto avevo visto io alla loro età) anche il babbo impegnato ai fornelli e non solo la mamma, nel fatto che possano contribuire in relazione alla loro età alla preparazione di piccole parti del menu (che in realtà è un menu molto spesso estremamente corto), imparino nomi, sapori, usi e costumi della cucina esattamente quanto li imparano i grandi. E nel fatto che con gradualità inizino a porre attenzione anche a quegli aspetti legati ai contenuti nutrizionali che non sempre sono evidenziati nelle ricette, ma che è opportuno, quando non addirittura necessario, conoscere e applicare.

E per tutti, credo, serve ad imparare il rispetto del proprio corpo e del cibo, la conoscenza dei tempi e della cura, la pazienza, la creatività e, infine, la gioia di mangiare insieme quello che è stato preparato, di scoprirne la novità e di farlo in compagnia.

Ecco perché quel paio d’ore in cucina, tra le sei e le otto, tra l’inizio dei preparativi e la fine del pasto, è, per la mia famiglia, un momento importante.

5 commenti

  1. quali sono questi libretti?

    (il post è molto bello, come al solito).

    1. Evvabbè, allora devo proprio far pubblicità… Ma non mi dispiace, perché sono davvero fatti bene. Sono i libri (effettivamente sono veri e propri volumi) della Cucina Italiana, ed escono con la Gazzetta dello Sport, non so se al lunedì o al martedì. Ormai siamo al n. 12…

    2. E… grazie Rita! 🙂

  2. Se c’era bisogno, mi hai fatto venire l’acquolina in bocca. Per una come me, che sta seguendo un regime alimentare (è una vita che sono in guerra con il mio fisico) che prevede in gran parte insalate insapore senza condimenti ma che mi ha permesso di perdere 25 kg in 11 mesi, andrebbe bene anche un panino con il prosciutto. Devi sapere che, essendo una bambocciona, la mamma prepara costantemente nuovi piatti visti dalla Clerici, attentando giornalmente alla mia dieta. Tutte le sere arrivo a casa e c’è sempre un profumino delizioso, tanto che la vicina di casa non resiste e alcune sere mette dentro il naso dicendo: cosa stai facendo di buono ??? Giustamente non voglio che gli altri debbano fare la dieta perchè la faccio io, ma un piccolo aiutino … poi mi siedo a computer e tu scrivi queste cose ! E ma allora ditelo !! Comunque complimenti, ti leggo sempre volentieri.

    1. Ah, Monica, le mamme! E, in qualche caso, i babbi! 🙂

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