Di camminate vere e metaforiche


Da diversi mesi mi ero ripromesso di tornare sui miei passi, per verificare in che condizioni avessi lasciato questo blog che da anni ormai non frequento. E che vorrei tornare ad abitare, anche se non so ancora con che frequenza, con che impegno. Un cauto ritorno di fiamma, di cui forse spiegherò il motivo; vedremo.

Intanto ho fatto un po’ di pulizia tra i blog che seguo: ce ne sono tanti che non ha proprio senso seguire perché non vanno più da nessuna parte. Immagino che qualcuno abbia fatto lo stesso con questo spazio da anni silenzioso.

Poi sono andato indietro a rileggere quello che un ospite più o meno estemporaneo trova quando capita tra queste pagine. E mi sono divertito a rileggere, a ricordare, a ritrovare il filo tra diverse memorie affidate a questa lavagna digitale.

Mi sono divertito e (non mi capita spesso, quindi quando capita lo noto) mi sono fatto i complimenti.

Ho trovato emozioni, tracce di pensiero intelligente, pezzetti di storie e di storia, mi sono riconosciuto. Sono risalito solo di un anno lungo la corrente dei post, ma tutto sommato posso dirmi soddisfatto di quello che l’ospite inatteso può trovare: non ci sono bigodini in giro.

Ma i complimenti, più che per l’esito dell’ispezione, me li sono fatti perché, se questo blog è una sorta di diario, è l’unico diario che io sia mai riuscito a mantenere per un lungo periodo. Non senza fatica, beninteso. Ma comunque sono ancora qui a rileggere. E, consideriamo di aver avuto una lunga pausa, anche a scrivere.

Recentemente mi sono dato (ecco, lo dico così prendendomi un merito che forse non mi spetta) l’impegno di uscire a camminare, con una certa cadenza settimanale; mi serve per la salute fisica e per la prova costume. Quest’estate voglio fare un figurone.

Il senso di mancanza di questo mio diario è cresciuto in questi ultimi mesi; sono arrivato a vederlo un po’ come una palestra per il pensare e per lo scrivere. C’erano, quando ho interrotto le scritture, spettatori più o meno assidui, c’erano anche tanti visitatori occasionali. Intanto che io faccio palestra. Contenti loro… contenti voi… siete i benvenuti, anche mentre io sto sul mio personale metaforico tapis roulant.

Una palestra che voglio riprendere frequentare, perché mi serve anche questo. A cosa? A…

  1. rendermi conto di quante cose non mi sogno nemmeno di scrivere, perché non ne so abbastanza;
  2. scrivere, riscrivere, ritoccare perché quel che scrivo qualcuno possa essere tentato di leggerlo fino in fondo;
  3. avere ben chiaro che la mia opinione ha di vero solo il fatto di essere la mia opinione, eppure c’è poco altro che meriti di essere condiviso;
  4. vedere anche che la mia opinione, in certe occasioni, non solo può, ma deve essere espressa, desidera uscire ed essere detta, o scritta.

Così, insieme all’impegno alla camminata reale, provo a rimettere mano al mio diario, al mio tapis roulant metaforico. Chissà se anche la prova costume ne avrà giovamento.

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