L’oro svedese e quello del Reno


Sembra una leggenda, ma è una leggenda suffragata da documenti dell’archivio Bohr di Copenhagen.

Il 9 aprile 1940 le truppe tedesche iniziavano l’invasione della capitale danese. In tale città, presso l’Istituto di Fisica Teorica di Niels Bohr erano depositate le medaglie Nobel dei fisici tedeschi antinazisti Max von Laue e James Franck, medaglie fatte uscire illegalmente dalla Germania e recanti i nomi dei premiati. Bohr stesso (che pare avesse già messo all’asta, insieme a Krogh, la sua medaglia per una raccolta fondi a favore della Finlandia) incaricò il chimico George de Hevesy, futuro laureato Nobel anch’egli, di nascondere le medaglie: se trovate in Danimarca, queste avrebbero offerto ai nazisti il pretesto per arrestare i due fisici tedeschi che resistevano in patria, forti del proprio prestigio, un riferimento per gli scienziati dissidenti.

Hevesy nascose le medaglie, d’oro, sciogliendole in aqua regia, una miscela di acidi nitrico e cloridrico. Dopo la guerra, l’oro fu recuperato dalle boccette e l’Accademia svedese provvide a coniare due nuove medaglie dal metallo così salvato.

Il 15 aprile 1874 nasceva sempre in Germania Johannes Stark. Nobel per la fisica nel 1919 per la scoperta dello sdoppiamento delle righe spettrali ad opera del campo elettrico e per la scoperta dell’effetto Doppler nel raggi canale, dal ’33 al ’39 si propose come guida per la fisica nazista. Non era solo: tra i fisici di regime si annoveravano altri nomi di prestigio, come quello di Philipp Lenard. Tutti subirono, al termine della guerra, le pesanti conseguenze della propria affiliazione, a partire dal livello accademico, ma anche, nel caso di Stark, in termini di condanne detentive.

Sebbene un giudizio storico sulle figure di von Laue e di Stark non possa prescindere dalla loro relazione con il Nazismo, rimane per entrambi oggi nel mondo scientifico una meritata fama per gli importanti risultati scientifici, le scoperte, le pubblicazioni, a testimonianza della statura scientifica di questi protagonisti della fisica del XX secolo, indipendente dall’aneddotica dei loro rapporti conflittuali e dei loro scambi epistolari. Nella Germania nazista si confrontavano comunque fior di scienziati.

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