Condivisione, costi e informazione


Alcune rivelazioni complottistiche che da tempo volevo fare.

C’è un complotto internazionale, organizzato dalla mafia cinese e con il sostegno di membri influenti del Partito, che ha modificato geneticamente i cereali americani ed europei al fine di renderci tutti sterili in modo che i cinesi possano conquistare il mondo nel giro di tre generazioni.

C’è un altro complotto internazionale, apparentemente senza finalità alcuna, portato avanti dalle peggiori menti del mondo, che di fronte a notizie allarmanti decidono di abboccare come belle trote all’amo, condividendole e diffondendole senza minimamente cercare verifiche, fonti, attendibilità.

C’è infine un terzo complotto internazionale, portato avanti dalle migliori menti del mondo, che, viste certe tendenze credulone, mettono in giro ad arte notizie palesemente false o fuorvianti, allo scopo di togliere valore all’autorevolezza, nascondere le notizie vere in un mare di notizie finte, manipolare l’opinione pubblica assoggettandola ai propri fini o ai fini dei propri sponsor.

Ecco, delle tre notizie una è certamente vera, una è inventata di sana pianta, e una non lo so, certamente ha un fondo di verità su basi locali, ma potrebbe anche essere vera globalmente o diventarlo.

Stefano mi ha sorpreso qualche giorno fa con questa osservazione: nonostante le informazioni su internet siano gratis, informarsi costa molto. Nello stesso senso in cui scrivevo che pensare non è affatto gratis. Costa perché bisogna discernere, bisogna averne gli strumenti, il tempo, la voglia, tra informazione vera e spazzatura.

E la scuola? Vuole continuare a dare il suo contributo di nozioni in un mondo in cui le nozioni, fondate o da nettezza urbana, si moltiplicano come i mezzi di accesso ad esse, o si vuole concentrare sul fornire invece qualche strumento ai giovani per non essere in balia del primo contaballe, complottista o meno? E’ una domanda da porre, prima di tutto, alla mia categoria, che non è affatto immune alla sindrome del pesce persico…

Un antidoto è insito nella cultura scientifica, con il suo rifiuto del principio di autorità e la sua necessità di un continuo rimando tra descrizione teorica e verifica sperimentale. Ma finché la cultura scientifica viene proposta come un pacchetto di verità indimostrabili (dove sono i laboratori per farlo?) da studiare acriticamente… Auguri!

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